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martedì 26 settembre 2017

Hillsfar – aggiustamenti per Dosbox



  La versione del videogioco Hillsfar scaricabile dal sito myabadonware.com per il sistema operativo MS-DOS è la 2.1; doveva essere quella definitiva per il formato finché il Team di Gog non ha rimanipolato il codice per renderlo compatibile con gli attuali Windows, Apple e Linux. Dal sito si tira giù un archivio Rar inferiore agli 800 Kb di grandezza che una volta decompattato restituisce dentro una cartella tutti i file originali del programma. 

  Al giorno d'oggi la via più comoda per far partire il gioco su Windows è il trucchetto di aprire la pagina delle'Esplora Risorse sulla cartella che contiene il gioco, selezionare il file dell'applicazione chiamata “Hillsfar” (ce ne sono due, ma è indifferente quale si sceglie) e lo si porta sopra l’icona d’avvio di Dosbox che dev’essere posizionata sul Desktop. Così facendo il programma si avvia, e seppure non è il metodo più “purista” sconsiglio (e quindi tralascio) ogni altro modo, anche perché Dosbox nei suoi comandi da console è davvero molto complicato da usare.

  Personalmente a me il gioco è partito senza alcun problema,e mi sono trovato catapultato di fronte al menù principale del gioco che, come avevo già scritto, permette di riprendere i PG già usati e sviluppati su altri titoli usciti in precedenza e far continuare la loro “vita”. Inutile dire che è una tentazione troppo grande, anzi è esattamente il sogno di ogni appassionato di GdR poter conservare i suoi PG da un videogioco all’altro, ma a questo punto servono dei piccoli accorgimenti tecnici. All’inizio avevo preso la cartella “Save” presente su Curse of the Azure Bonds e l’avevo spostata dentro la cartella “Hillsfar”, ma non ha funzionato perché il programma scriptato per MS-DOS, ovviamente, non sapeva come eseguire una query di ricerca nelle cartelle dei programmi per trovare quella giusta, quindi le Path (i percorsi) delle directory dovevano essere tassativamente quelle previste dal programma-maggiore, cioè dovevano chiamarsi C:\Curse e C:\Hillsfar.

  Risolvere il problema è stato davvero semplice e intuitivo: ho preso tutti i file della cartella “Save” e li ho spostati nella directory principale del gioco. Così senza rendermene conto ho ottenuto un trasferimento immediato di tutti i PG nel gioco di Hillsfar!


  Poi mi sono trovato di fronte a un nuovo intoppo, tuttavia, sulla lista dei PG trasferibili non comparivano quelli che davvero mi interessavano di Curse of the Azure Bonds, ma solo quelli di Pool of Radiance, con la metà dei livelli totali rispetto a CotAB. Questo però fu un errore tutto mio. Semplicemente è accaduto che quando portai a conclusione CotAB chiusi l’ultima partita uscendo dal programma, mi ricordo persino una certa delusione, e lasciai il gruppo così com’era. 
  Quello che ho sempre trascurato di dire sui due giochi basati su Goldbox è che c’è una grande differenza tra il gruppo (Party) e i singoli personaggio giocanti; sono due elementi indipendenti. All’inizio del gioco prima di creare il gruppo, va costruito ogni singolo personaggio secondo le procedure di AD&D, e non c’è limite teorico al numero di PG che possono essere creati; mentre per formare il gruppo, vanno selezionati sei personaggi al massimo, ma è possibile giocare anche con un solo PG, tra tutti quelli presenti. Addirittura, e lo sperimentai direttamente un un beholder mi disintegrò un paio di PG, il gruppo non è un’unità indivisibile, ma ogni volta che si poteva raggiungere un’area di riposo, in una città dotata della Training All, era possibile cambiare i membri del gruppo a proprio piacimento – cosa utile, sebbene non ne sentii mai il bisogno, nel caso di dover affrontare in un certo modo una missione in particolare.
  Tutto questo per arrivare (un poco in ritardo, lo ammetto) alla conclusione che dovevo riprendere CotAB dall’ultimo Savefile e “sciogliere il gruppo”, così lo stato corrente di ogni personaggio viene salvato un Savefile apposito ed è pronto per essere importato su Hillsfar.


  Una volta fatto questo sono pronto per provare i primi due minuti di gioco. Scelgo un personaggio con cui giocare e mi viene presentata una mappa di Hillsfar e dintorni, comprendente tutti i luoghi tipici e “pittoreschi” da visitare anche fuori delle mura urbiche, ma per iniziare mi viene concesso di poter percorrere solo la strada che va dall’accampamento esterno alla città vera e propria, a cavallo.


  Questa è la prima istanza Arcade del gioco, devo percorrere a cavallo la strada che mi separa dai cancelli della città; sarà un percorso in linea retta e accidentato, con ostacoli da saltare o da schivare abbassandomi. Il cavallo che si monta si chiama Faith (secondo il Cluebook), ha il manto bianco, le briglie e la sella azzurre; viene detto che in seguito si potranno trovare e scegliere dei cavalli diversi, con le loro rispettive qualità, e anche i percorsi saranno differenti.
  Si gioca semplicemente usando i tasti direzionali, e quando si preme il cursore verso destra il cavallo accelera vistosamente! Forse è la macchina molto veloce a causare tanta rapidità; per il resto devo solo evitare gli ostacoli saltando (tasto su) o schivandoli (tasto basso) evitando il più possibile di cadere, altrimenti si finisce abbandonati dalla propria cavalcatura. Per completezza, il tasto di sinistra fa rallentare il cavallo.
  Una volta arrivati alle porte della città si può entrare o tornare indietro, rifacendo la stessa istanza, in questo secondo caso si torna all’accampamento e al menù principale. 
  Nel prossimo tentativo cercherò di visitare meglio la città.

sabato 10 giugno 2017

Dragons of Flame: uscire dal pasticcio — parte I


  Qui racconto come ho superato il dungeon dello Sla-Mori per entrare nella fortezza di Pax Tharkas da un ingresso secondario. Si tratta di un “pasticciaccio” per le ragioni che trovate spiegate nell'articolo precedente (essenzialmente: una difficoltà d'orientamento tale da rasentare l'impossibile). Per poter capire bene ciò che intendo si dovrebbe provare in prima persona e ne sono consapevole, si  dovrebbero anche offrire dei filmati capaci di illustrare tutte le sequenze di gioco; purtroppo non mi è stato possibile “filmarmi” durante le sessioni per problemi di natura tecnica non risolvibili.
Sempre in un altro articolo di questo blog — quello dove ho scritto della mia escursione a Qualinesti — mi sono lamentato dell'instabilità del programma sotto l'emulatore Dosbox; di quando in quando e poi con una strana regolarità, Dragons of Flame iniziò a ignorare le mie richieste quando volevo usare i comando del menù di gioco: non ne funzionava più uno — e tra questi il comando per salvare le sessioni di gioco. Dopo qualche giorno mi sono accorto che questo strano bug subentrava sistematicamente quando Dosbox stava catturando il video della partita in corso. Quindi, poiché ho accumulato oltre cento salvataggi solo in questa sezione dell'avventura, vi sarà chiaro il motivo per il quale non posso allegare alcun video agli articoli in corso.
  Comunque l'avventura qui di divide in due spezzoni separati, e per uscire da un “pasticcio” naturalmente prima bisogna entrarci.
  L'ingresso allo Sla-Mori è qui “presidiato” da una coppia di aggressivi cani selvatici, forse avevano qui la loro tana; una volta superati questi abbiamo un corridoio abbastanza lungo. 

  Questo corridoio termina... con un mattone che cade in testa ai PG! Questo lo do per scontato dato che è la prima trappola incontrata nel videogioco, non credo nessuno avrà mai l'accortezza di usare incantesimi nuovi e personaggi; ma volendo anticipate, qui si inizierà a ricorrere al finora superfluo kender Tasslehoff Burfoot, il quale non ha neppure una battuta da dire.

  In realtà bisogna concentrarsi sulla grande apertura che si offre alla vista proprio quando arriva la mattonata; non ci sono molte di aperture cosiffatte nel dungeon e la presente è fondamentale perché nonostante sembri un imbocco unico invece se vi si entra all'inizio oppure svoltando in fondo si prendono due strade molto diverse. Va presa la via che “inizia alla fine dell'apertura” perché essa conduce alla camera mortuaria di Kith-Kanan (è un passaggio da osservare tassativamente). In questo primo tratto la struttura del dungeon è in un certo senso “misericordiosa” in quanto, pur se credo ci siano ottime possibilità che sia stato un effetto non voluto, essa risponde a una logica, la quale è la buona vecchia regola “prendi una direzione e seguila fin quando possibile” e qui si rappresenta come “vai sempre verso la sinistra dello schermo e poi premi il tasto ‘basso’ delle frecce cursore”. Se ci fosse davvero un trucco dietro questa scelta, sarebbe il trucco di “non cedere all'istinto”, cioè evitare di imboccare le vie che sembrano più ovvie e naturali: la visuale non cambia mai angolazione e sono sempre meglio visibili le aperture che per il giocatore sono sul lato rivolto verso l'alto, mentre quand'è possibile svoltare verso il basso ciò si nota perché il pavimento su cui i PG camminano è completamente bianco, le due file grigie e nere che rappresentano la pietra non ci sono. Talvolta questo dettaglio può sfuggire e si imbocca la direzione contraria che molto spesso fa tornare indietro o girare in tondo.
  A circa metà percorso, senza aver fatto nessun Incontro, abbiamo un altro possibile inganno: una seconda grande apertura suggerisce di passarci sotto; ma è la strada sbagliata, bisogna invece tirar dritti senza paura di perdersi anche se il corridoio è molto lungo. Ecco: in questa sezione quando si attraversano lunghi cunicoli longilinei siamo sulla via giusta, e dopo aver proceduto a zig-zag per tre blocchi cambiando obbligatoriamente la direzione di marcia, vediamo apparire sulla sinistra dello schermo la nuova grafica del colonnato. 

  Siamo arrivati nella tomba vera e propria del re degli elfi; è una stanza molto vasta sebbene ci vuole del tempo prima di rendersi contro dell'effettiva differenza rispetto ai tunnel del complesso sotterraneo. La camera può essere “perimetrata” e mostra due diversi aspetti; a parte il colonnato gli altri due lati della camera sono rappresentati da una muratura regolare e su una di queste è presente l'unica elaborazione grafica degna di nota dell'ambiente di gioco. Kith-Kanan non è stato tumulato in un sarcofago, il suo scheletro, vestito e incoronato è seduto su un trono in mezzo a due grandi statue di guerrieri, e in mano tiene la Wyrmslayer che secondo le “note segrete del DM” attende gli eroi per essere presa — ammetto d'aver commesso un grosso errore in un precedente articolo, ho credito di trovare quest'arma fuori dello Sla-Mori quando invece era solo una Spada +2.

 Sui prodotti cartacei in questa stanza il gruppo incontra la lumaca gigante, ma il videogioco appare povero di risorse e non ha inserto molti mostri e nemmeno dei mostri dall'aspetto così complicato come una lumaca gigante. Tuttavia nello Sla-Mori non ci sono tabelle di Incontri Casuali ma i mostri sono piazzati in modo fisso. “A guardia” della Wyrmslayer ci sono due troll — il tipo di mostro più difficile di tutto il Videogame. 

  Una volta presa la spada del re e ricevuta la segnalazione d'aver “sbloccato” la parte successiva del gioco, si può dire d'aver concluso la prima sezione dello Sla-Mori. I problemi iniziano a questo punto perché tutto sommato è facile e intuitivo arrivare fin qui, ma poi...

sabato 20 maggio 2017

DoF: escursione a nord.


  Una volta raggiunto il ponte che permette il superamento del White Rage, il gruppo avrà modo di fare un Incontro non ostile, di tipo “fisso”. Ci si imbatte in un certo Cedric che si unisce agli eroi dicendo anche: «Pur se dobbiamo viaggiare verso sud, sono a conoscenza di una scorta di armi appena più a nord. Forse è il caso di una breve escursione».

  Sul videogioco non c'è alcun sentore di “macchinazioni elfiche”, ammesso che poi sia vero che i qualinesti stiano facendo un doppio gioco di qualche tipo; piuttosto sfrutto come prezioso il consiglio letto sulla documentazione del manuale, per il quale bisogna visitare subito alcuni posti, e appena attraversato il ponte giro verso nord, tornando indietro rispetto al punto di partenza.

  Eseguo anche un salvataggio della partita, il primo dei tantissimi che si faranno vista la natura del gioco. La versione di DoF in mio possesso sembra prevedere i supporti dei Floppy Disk e lascia completa libertà di scelta nel salvataggio: quanti file vuoi con il nome che vuoi. Bene così!

  Andare verso nord significa spingersi verso i bordi estremi della mappa oltre i quali non si può proseguire pur se per almeno un terzo il confine settentrionale si trova su una vasta pianura. Tuttavia possiamo immaginare senza grande sorpresa: se c'è qualcosa d'interessante questa può trovarsi solo nella zona montagnosa di nord-est, poiché lì si trovano le comunità degli uomini, anche se non è rimasto quasi nessuno, date le deportazioni. 

  È il momento per illustrare alcuni esemplari del Bestiario. Uno dei primi scontri avvenuti fu con un troll: verde e grosso. Questo, e tutti gli altri che si possono incontrare nel corso dell'avventura altro non sono che comuni morti infestatori delle terre selvagge (e dei dungeon), di certo non sono al servizio dell'esercito draconico perché troppo stupidi e pericolosi, con l'attitudine a voler mangiare qualsiasi cosa commestibile (ma possono provare anche con cose non-mangiabili se gli riesce) e difficili da sconfiggere quando si fanno aggressivi. Infatti nel primo combattimento contro uno di loro mi sono trovato impreparato e ho sofferto molto; in caso di troll bisogna usare la magia a base di fuoco, nel corpo a corpo semplice si viene sconfitti perché rigenerano i Punti Ferita persi anche se non è facile notarlo subito a causa della velocità del gioco. 

  Nota tecnica: non è la prima volta che mi lamento della straordinaria velocità del gioco e dello “stress” che impone al giocatore; è come se i programmatori avessero trascurato di dare le giuste tempistiche all'azione e così tutto diventa caotico e confusionario, con ben poche speranze di poter calcolare le mosse o di allenare i riflessi. In alternativa ho pensato che ciò dipenda dal fatto che l'emulatore usa una macchina che porta il programma a girare oltre i ritmi originali. Per mia fortuna Dosbox può essere registrato in modo da usare una velocità di calcolo maggiore o minore, così da ottimizzare il programma in uso. L'unità di “misura” della potenza di calcolo di Dosbox è espressa in cicli, ed è fissata di default a 3.000 – si legge su ogni screenshot nella barra in alto – e usando la combinazione di tasti CTRL+F8 (o F9) si possono ridurre o aumentare i cicli; attualmente ho tentato di rallentare l'emulazione di oltre la metà (1.444 cicli) senza aver ottenuto grandi differenze, proverò a rallentare ancora. 

  Il secondo Incontro è stato con dei draconici. Il Modulo DL2, in una sua appendice dichiara che sono arrivati su Krynn quattro diversi tipi di questi esseri mai visti prima è dalle origini sconosciute – anche se col tempo, “conoscendoli” si capisce che ciascuna delle loro specie ha una certa affinità con i draghi da cui probabilmente discendono. Sempre il Modulo DL2 introduce un nuovo tipo di draconici, i kapac, proponendoli come avversari insieme ai baaz, escludendo i bozak. In sintesi i kapac sono dei draconici  di rango intermedio tra i due già presentati sul DL1 e hanno la saliva velenosa con cui bagnano le loro armi. Sul videogioco invece sono presenti tutti e tre (il quarto tipo di draconici risulta ancora sconosciuto), e non sono facili da distinguere mentre ci si combatte, bozak a parte perché usano qualche incantesimo. La loro natura si scopre quando li uccidiamo: un kapac si sbriciola in polvere, un bozak esplode (ferendo chi gli sta vicino) un baaz diventa di pietra (incastrando eventualmente le armi nel suo corpo), ma di quest'ultimi ancora non ne ho visti.

  Dopo ogni combattimento si finisce con i personaggi che hanno perso Punti Ferita, quello in testa al gruppo in modo particolare, gli altri vengono feriti in caso di attacchi con danno ad Area d'Effetto o da parte di mostri con una Taglia molto grande. Solitamente, una volta sconfitti i nemici, il gruppo è lasciato in pace per diverso tempo, quindi si può intervenire con la magia clericale di Goldmoon che consiste in tre incantesimi Cura Ferite Leggere memorizzati (tra alcuni altri); non è possibile modificare questa lista di incantesimi memorizzati. Finora ho mandato in battaglia sempre Caramon in prima battuta, sostituendolo con Sturm quando subiva troppe ferite, e dirla tutta mi sembra che Sturm combatta meglio di Caramon anche se non lancia giavellotti contro i nemici distanti. Con tre incantesimi Cura Ferite Leggere non sono mai riuscito a ripristinare tutti i PF persi di un singolo PG, ma non è drammatico poiché basta scegliere l'opzione Riposo per riavere gli incantesimi ripristinati (e qualche PF rigenerato naturalmente, anche fosse solo uno per turno di riposo); si può far riposare il gruppo anche due o tre volte di fila senza avere quasi mai incidenti. 

  Una volta raggiunta la zona “rocciosa”, cioè le montagne di nord-est, troviamo la seconda Feature del gioco: non si tratta di un terreno di montagna, ma in realtà è un labirinto dove bisogna trovare la strada. In certi casi, tuttavia, si può ricorrere alla visuale di combattimento che ci mostra meglio gli ostacoli, avvallamenti e alture; alcuni di questi possono essere superati saltando (premendo il 9 o il 7 del tastierino numerico) e si può anche far prendere la rincorsa al PG per dargli più spinta; tuttavia gli ostacoli non devono essere più alti del PG oppure non così ampi da non poter essere compresi in una sola schermata. In questi casi non c'è modo di saltare oltre. 


domenica 26 febbraio 2017

Come giocare oggi a Dragons of Flame.

  L'hobby dell'«Abadongamer» è una passione di nicchia del mondo dei videogiochi, può essere persino differente dal più conosciuto Retrogaming se proprio vogliamo fare i precisini. In sostanza le cose stanno messe così: i videogiochi spopolano da generazioni, ultimamente ci sono molte persone anche sopra i cinquanta e sessant'anni d'età che grazie agli Smartphone hanno scoperto per la prima volta i Videogame, e forse hanno iniziato a comprendere e condividere questo passatempo con i loro figli. Altro aspetto determinante è il continuo ed esponenziale potenziamento delle macchine da gioco e dei calcolatori in genere. Uso il termine potenziamento e non innovazione poiché, a conti fatti, trovare dei dispositivi elettronici che offrono funzionalità davvero nuove, cioè assenti negli esemplari precedenti, è abbastanza raro nella storia della Tecnica. In questi ultimi anni le Console, i Computer e i dispositivi portatili si presentano come strumenti di comunicazione e di riproduzione interattiva di materiale audiovisivo, con qualità costantemente crescente.
  Per quanto riguarda il settore dei videogiochi in particolare, ciò comporta la possibilità di ottenere macchine migliori a prezzi più ragionevoli e di conseguenza, per tornare a esprimermi in tono colloquiale, l'opportunità di potersi gustare quel Videogame che quattro o cinque anni fa non girava sul vecchio PC scassato perché non aveva una configurazione sufficientemente potente. Il retrogamer in sostanza è questo: gioca titoli relativamente datati, seppure bellissimi e tecnicamente sofisticati, su computer di fascia oggi economica; e fa tutto questo in modo assolutamente legale e conveniente, acquistando copie originali dei videogiochi alle bancarelle degli oggetti di seconda mano, oppure li scarica o li ordina da e su Internet, pagandoli ovviamente molto meno che in passato.
  L'Abadonware è una cosa leggermente differente. Seppure in sostanza sempre si tratta di dilettarsi con i videogiochi, l'appassionato scava: diventa un archeologo dell'informatica  e va alla ricerca di quei titoli così vecchi per i quali le attuali macchine non sono predisposte per eseguirli. Io personalmente non vado neppure così alla preistoria dei Computer e ho una vita facilissima, molta altra gente prima di me ha affrontato il problema di far funzionare un programma dentro un Sistema Operativo per il quale il suo codice è illeggibile - che è un problema informatico detto di «compatibilità» o «retrocompatibilità» e nella pratica sarebbe come riuscire a collegare un Computer di oggi a un televisore che ha solo la presta scart per esempio.
  Perciò oggigiorno sono sufficienti pochi minuti per recuperare un gioco Abadonware e l'attrezzatura necessaria per farlo funzionare. Alla domanda, è legale tutto questo?, rispondo che i software Adandoware ("abbandonati") hanno lo stesso nobilissimo status dei Promessi Sposti di Manzoni, dell'Orlando Furioso, della Divina Commedia o delle opere di Bach e Mozart: cose che dal punto di vista commerciale ed economico, hanno fatto il loro tempo da un pezzo, ma sono anche così importanti che sarebbe un peccato non conoscerle, perciò, non è solo legale impossessarsene, ma anche - in un certo senso - doveroso conoscerle.
  Sempre per quanto riguarda la mia esperienza personale, mi sono affidato alla "saggezza" del grande Google - ho semplicemente scelto tra i risultati di una ricerca sul motore il primo risultato valido, che si proponeva come la versione di Dragons of Flame per i sistemi MS-DOS del 1989. Originariamente il programma era contenuto su due supporti di memoria, Floppy Disk da 5 pollici e ¼ per un totale di 217 KiB di archivio compresso (quello possibile da scaricare) che diventano 772 KiB una volta decompresso in una cartella. Una veloce scorsa ai file contenuti mostrerà che il programma si poteva anche installare su quei rari Home Computer che all'epoca possedevano un disco fisso. Naturalmente tentare di fare quest'operazione oggi è abbastanza macchinoso e inutile, cominciando con il creare una micro-partizione DOS sul proprio Hard Disk. Dato che non sono andato oltre, non so dire se il gioco si poteva installare anche su altri supporti rimovibili, cioè semplicemente su altri dischi magnetici, così da prevenire guasti irrecuperabili a casua dell'usura dei supporti o di tutta una serie di imprevedibili incidenti (che capitano ancora oggi). Tuttavia il videogioco è già pronto e compilato così come lo si trova, e nel 1989 era sufficiente inserire il disco nell'alloggiamento (oggi diciamo nel lettore), per poi spostare il puntamento del Sistema Operativo su quell'unità (scrivendo "<$lettera_unità>:\", per esempio "a:\") e poi digitando il giusto nome dell'applicazione d'avvio, che per comodità fu nominato Start(.exe) per Dragons of Flame.

  Per far andare tutto questo su un computer del 2017 32/64 bit, serve un emulatore del Sistema Operativo MS-DOS, cioè il famoso Dosbox (o anche un altro), programma gratuito scaricabile dal suo omonimo sito. Non è la prima volta che ricorro a questo emulatore per i videogiochi d'epoca, ma vale la pena spendere qualche riga in caso fossero utili per qualche neofita.

  Dosbox è disponibile per tutti i moderni e più avanzati Sistemi Operativi, cioè Linux, Windows, Apple e anche per Android e iOS - seppure tentare di usarlo per far girare programmi "antichi" senza una tastiera fisica non è la cosa più consigliabile del mondo. Questo programma si scarica e si installa senza alcuna difficoltà, come una qualunque app oggi disponibile, ma è il passo immediatamente successivo a creare qualche rogna.
  Spiegato in termini molto semplici, questo emulatore crea di volta in volta, cioè ogniqualvolta si prova a lanciare un programma "antico", una partizione di memoria virtuale formattata secondo le specifiche dei dischi di MS-DOS. Quando Dosbox viene chiuso, tutto questo si cancella e non ne resta traccia alcuna - anche perché in media si sfruttano un millesimo delle risorse disponibili degli attuali Computer.
  I problemi arrivano quando si deve "istruire" Dosbox su dove andare a leggere le informazioni necessarie; cioè bisogna indicargli la cartella dove abbiamo messo i File del videogioco, in modo che lui possa leggerli, copiarli nella sua partizione virtuale e poi caricarli. Per fare questo bisogna usare i comandi testuali di MS-DOS e persino smanettoni vecchi come me spesso ci perdono una mezz'ora buona per ricordarsi come si fa - figurarsi come può trovarsi gente che ha conosciuto i Computer solo con i puntatori del Mouse in qualità di strumento d'interazione privilegiata.
  Fortunatamente sto scrivendo di un problema già vecchio e superato. Infatti le ultime e più rifinite versioni di Dosbox fanno in modo che durante il processo di installazione il programma sia completamente riconosciuto dal Sistema Operativo principale, e ciò vale a dire che Dosbox avrà automaticamente associati i vecchi File eseguibili di MS-DOS e basterà aprire la cartella, selezionare il File, premere il tasto destro del Mouse per trovare "apri con... Dosbox" bell'e pronto. Selezionando quest'opzione, tutto si avvierà automaticamente. È tutto perfetto, ma solo se usate Linux o Apple, perché disgrazia vuole che Windows (Win10 in particolare) usi ancora le estensioni .bat, .exe e .com per i suoi eseguibili, e ciò comporta che il giochino rapido e immediato non funziona sul discendente del nobile MicroSoft Disk Operating System perché tenterà di avviare il programma come fosse un'applicazione per Windows, e naturalmente non funzionerà.

  Soluzione: installate Dosbox su Windows 10 scegliendo di creare un'icona di collegamento rapido al programma sul Desktop. Una volta ultimata l'installazione aprite da Esplora Risorse la cartella del videogioco, selezionate il File eseguibile (Start.exe) e tenete premuto il tasto sinistro del Mouse. Trascinate il File Start.exe esattamente come se voleste spostarlo altrove fin sopra l'icona di Dosbox presente sul Desktop. Quando rilasciate il tasto sinistro del Mouse, invece d'aver spostato il File Start.exe, questo sarà eseguito da Dosbox - se interessa saperlo, questo trick funziona per qualsiasi altro File e programma.

In quante e quali versioni è possibile giocare Dragons of Flame?

  Sul sito Myabadonware.com, dal quale è possibile scaricare la versione MS-DOS, è presente anche la possibilità di giocare il titolo direttamente, senza scaricare nulla, sul proprio Browser. È una pregevole iniziativa, tuttavia ancora ancora in fase sperimentale e per quanto risulta dalle prove che ho effettuato, non funziona - forse per altri videogiochi invece questa Feature è perfetta.
Oltre alla versione MS-DOS, sempre sul sito di Myabadonware sono disponibili altri pacchetti del gioco in questione.
 La seconda versione è per l'Amiga, delle dimensioni di 1Mb zippato. Per usarlo, si può scaricare WinUAE, un emulatore Amiga che sembra molto curato.
  Assolutamente ridotta nel peso dei KiloByte (98) è la versione per il pochissimo noto Amstrad CPC, per il quale l'emulatore funzionane è forse Winape.
  La versione per il Commodore 64 è un archivio di 128 KiB. Vista la fortuna di questa macchina ai tempi degli Home Computer 8 bit (fu forse la più venduta tra tutte), di emulatori ne sono comparsi molti nel corso del tempo. Tra questi il più affidabile è CCS64.
  L'ultima versione disponibile su Myabadonware è per la Console Nintendo NES (ROM da 378 Kib). Ho già utilizzato un emulatore di questa Console al tempo di Heroes of the Lance, che fu FCEUX, senza nessun problema.
  Per la versione dell'Atari ST, bisogna riferirsi a un altro sito web che mantiene disponibile l'archivio da scaricare. In questo caso l'emulatore per l'Atari ST si chiama Hatari, ma sembra essere funzionante solo nei sistemi compatibili con Unix (quindi niente Windows) e necessita di alcuni accorgimenti particolari perché sia effettivamente funzionante.
  Concludo questa carrellata su fonti e sorgenti per Dragons of Flame attualmente valide, segnalando che in effetti una sua versione Play on Browser, senza dover scaricare e installare nulla, esiste, e sembra completamente funzionante. Si trova su questo sito e fa girare la versione NES, con l'unico difetto di proporre la traduzione del gioco in lingua giapponese.