- · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · - - · -

eadv

Ceramiche Rinascita del Dott. Patrizio Agostinelli: click to see

Ceramiche Rinascita del Dott. Patrizio Agostinelli: click to see
Ceramiche Rinascita click for the Ceramics

Ditesti

Visualizzazione post con etichetta Atari ST. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Atari ST. Mostra tutti i post

domenica 1 ottobre 2017

Hillsfar su Atari ST


  Voglio cercare di offrire una panoramica che sia la più completa possibile su questo videogioco, perciò ho deciso di provare almeno a livello superficiale anche le versioni uscite su formati diversi dal DOS. In verità avevo scelto di provare per prima la versione per Amiga, ma i miei tentativi non sono ancora andati a buon fine.

  Il fatto è che il Retrogaming sotto emulazione a volte si presenta non per scherzo come una branca specializzata dell’Informatica, così come oggi trovare esemplari di macchine computazionali della fine degli anni ‘80 è roba da antiquari – e spesso costano molto care. 
Tuttavia una volta scaricato il pacchetto Rar con la versione per Atari ST va cercato un emulatore per questo sistema. Internet, o meglio, i suoi motori di ricerca, “suggeriscono” di utilizzare un programma chiamato Hatari. Si tratta di un’applicazione dedicata all’emulazione della macchina in questione rilasciata sotto licenza GPL. Hatari ha due piccoli “difetti”;  il primo è dichiarato sul suo stesso sito web: il sistema degli Home Computer per questa marca non è mai stato “liberato”, ciò significa che l’emulatore non funziona sulla ROM originale, ma su una creata dai programmatori attraverso il procedimento di Reverse Engineering; ciò vale a dire che non c’è nessuna garanzia sul funzionamento dei software, questi possono “fallire” senza una spiegazione.



  Il secondo “difetto” di questa applicazione appare una volta decompresso l’archivio in una cartella. Di fronte a noi compare una lista di File che sembra più appropriata a un ambiente Unix che a Windows. Infatti Hatari viene rilasciato come dei «binari» che non necessitano di installazione e in effetti doppiocliccando sull’icona dell’applicazione questa parte; i pochi secondi ci troviamo davanti un Desktop minimale con interfaccia WYSYWYG (per fortuna) funzionante. 


  Il prossimo passaggio è quello di caricare dentro questo programma il programma di Hillsfar che avevo scaricato da myabandonware.com. Decompresso questo archivio, mi trovo con due File-immagini, due versioni identiche, con estensione .st e ovviamente tentare di montarle come tutti gli altri File-immagini dei correnti formati è impossibile, oltre che inutile, in quanto l'obiettivo attuale è quello di doppiocliccare sull'icona del Floppy-Disk nel Desktop emulato e riuscire a vedere lì dentro i File contenuti in detta immagine. 
  In sostanza il problema e la procedura di risoluzione sono le stesse che oggi riguardano tutte le macchine virtuali che possono essere installate nei computer: devo “dialogare” con l'emulatore dal lato del sistema operativo Host, cioè Windows, e devo riuscire a dirgli qual è il percorso nel disco rigido di Windows dove può trovare i File che interessano. Il problema è che Hatari non sembrava avere nessuna «procedura guidata» per far tutto questo, almeno nel mio primo tentativo non c’era nessuna opzione per aprire un pannello sotto Windows che consente di indicare la Directory. Scartabellando i File della documentazione di Hatari scaricati insieme al resto dell'applicazione, mi imbatto nel registro di configurazione del programma; la sua sintassi è molto simile a quella dei sistemi Unix e ciò mi porta a pensare che dovrei scrivere a mano sulla giusta riga l'esatto percorso della cartella, salvare e riavviare l'emulatore. 
  Sono stato un utente di Linux per quindici anni, scrivere “a mano” una stringa di codice (che poi codice non è) non mi spaventa di certo, ma proprio perché ho usato così tanto a lungo Linux il mio intuito da Geek sembra esseri affinato molto: e se, ho pensato, aprissi due finestre Esplora Risorse, puntassi un File-immagine e lo spostassi sopra l'icona d'avvio di Hatari? – come per Dosbox? – risposta: funziona. Hatari si avvia e aprendo il Floppy-Disk trovo tutti i file di Hillsfar.

  Selezionando il File “Hillsfar.prg” il gioco parte. E parte esattamente identico alla versione MS-DOS, anzi in questo caso ho anche il sonoro. In realtà sotto questa emulazione il programma pare caricarsi molto più lentamente, ma è dovuto a un nuovo problema da risolvere. Infatti dopo un minuto o due d’attesa il programma si ferma con un messaggio di questo tipo: non c’è nessun disco nell’unità B:\, vuoi riprovare o annullare?

  Riepilogo della situazione: lanciando nel modo descritto l’emulatore, sembra che questo si auto-configuri come un sistema dotato di una ROM (il suo Sistema Operativo) e due Floppy-Disk; tale configurazione con due Floppy-Disk corrisponde a quella di Default di Hillsfar, per la quale nell’unità A:\ deve esserci il dischetto con il programma del gioco e nell’unità B:\ un disco vuoto destinato al salvataggio delle partite.
  Per risolvere questo problema bisogna intervenire cambiando le impostazioni dell’emulatore. Consultando la documentazione ho letto che premendo F12 in qualunque momento e stato della macchina virtuale, si accede a una schermata di dialogo dove si può cambiare ogni caratteristica dell’emulazione; in particolare le periferiche (virtuali) sono la categoria che interessa. Se si lancia Hatari con il “giochino” delle icone spostate, la cartella dove si trova il File-immagine di Hillsfar si troverà nel Floppy-Disk A:\, è possibile spostarlo altrove, per esempio ho tentato di indicarlo come disco rigido ma senza risultato. La soluzione migliore per il nostro caso è abolire l’unità B:\ dicendo all’emulatore che non l’abbiamo e poi far ripartire tutto quanto.
  Così facendo il gioco si avvia senza problemi, viene segnalato che sta funzionando su una sola unità-disco, e sembra andare perfettamente in ogni sua istanza. Ho provato la galoppata dal campo base alla città e ritorno, trovando il gioco perfettamente identico alla versione MS-DOS.

  L’unica cosa che ritengo impossibile fare è trasferire i vecchi PG dai file DOS sul sistema dell’ST, ma non si può chiedere tutto.

domenica 26 febbraio 2017

Come giocare oggi a Dragons of Flame.

  L'hobby dell'«Abadongamer» è una passione di nicchia del mondo dei videogiochi, può essere persino differente dal più conosciuto Retrogaming se proprio vogliamo fare i precisini. In sostanza le cose stanno messe così: i videogiochi spopolano da generazioni, ultimamente ci sono molte persone anche sopra i cinquanta e sessant'anni d'età che grazie agli Smartphone hanno scoperto per la prima volta i Videogame, e forse hanno iniziato a comprendere e condividere questo passatempo con i loro figli. Altro aspetto determinante è il continuo ed esponenziale potenziamento delle macchine da gioco e dei calcolatori in genere. Uso il termine potenziamento e non innovazione poiché, a conti fatti, trovare dei dispositivi elettronici che offrono funzionalità davvero nuove, cioè assenti negli esemplari precedenti, è abbastanza raro nella storia della Tecnica. In questi ultimi anni le Console, i Computer e i dispositivi portatili si presentano come strumenti di comunicazione e di riproduzione interattiva di materiale audiovisivo, con qualità costantemente crescente.
  Per quanto riguarda il settore dei videogiochi in particolare, ciò comporta la possibilità di ottenere macchine migliori a prezzi più ragionevoli e di conseguenza, per tornare a esprimermi in tono colloquiale, l'opportunità di potersi gustare quel Videogame che quattro o cinque anni fa non girava sul vecchio PC scassato perché non aveva una configurazione sufficientemente potente. Il retrogamer in sostanza è questo: gioca titoli relativamente datati, seppure bellissimi e tecnicamente sofisticati, su computer di fascia oggi economica; e fa tutto questo in modo assolutamente legale e conveniente, acquistando copie originali dei videogiochi alle bancarelle degli oggetti di seconda mano, oppure li scarica o li ordina da e su Internet, pagandoli ovviamente molto meno che in passato.
  L'Abadonware è una cosa leggermente differente. Seppure in sostanza sempre si tratta di dilettarsi con i videogiochi, l'appassionato scava: diventa un archeologo dell'informatica  e va alla ricerca di quei titoli così vecchi per i quali le attuali macchine non sono predisposte per eseguirli. Io personalmente non vado neppure così alla preistoria dei Computer e ho una vita facilissima, molta altra gente prima di me ha affrontato il problema di far funzionare un programma dentro un Sistema Operativo per il quale il suo codice è illeggibile - che è un problema informatico detto di «compatibilità» o «retrocompatibilità» e nella pratica sarebbe come riuscire a collegare un Computer di oggi a un televisore che ha solo la presta scart per esempio.
  Perciò oggigiorno sono sufficienti pochi minuti per recuperare un gioco Abadonware e l'attrezzatura necessaria per farlo funzionare. Alla domanda, è legale tutto questo?, rispondo che i software Adandoware ("abbandonati") hanno lo stesso nobilissimo status dei Promessi Sposti di Manzoni, dell'Orlando Furioso, della Divina Commedia o delle opere di Bach e Mozart: cose che dal punto di vista commerciale ed economico, hanno fatto il loro tempo da un pezzo, ma sono anche così importanti che sarebbe un peccato non conoscerle, perciò, non è solo legale impossessarsene, ma anche - in un certo senso - doveroso conoscerle.
  Sempre per quanto riguarda la mia esperienza personale, mi sono affidato alla "saggezza" del grande Google - ho semplicemente scelto tra i risultati di una ricerca sul motore il primo risultato valido, che si proponeva come la versione di Dragons of Flame per i sistemi MS-DOS del 1989. Originariamente il programma era contenuto su due supporti di memoria, Floppy Disk da 5 pollici e ¼ per un totale di 217 KiB di archivio compresso (quello possibile da scaricare) che diventano 772 KiB una volta decompresso in una cartella. Una veloce scorsa ai file contenuti mostrerà che il programma si poteva anche installare su quei rari Home Computer che all'epoca possedevano un disco fisso. Naturalmente tentare di fare quest'operazione oggi è abbastanza macchinoso e inutile, cominciando con il creare una micro-partizione DOS sul proprio Hard Disk. Dato che non sono andato oltre, non so dire se il gioco si poteva installare anche su altri supporti rimovibili, cioè semplicemente su altri dischi magnetici, così da prevenire guasti irrecuperabili a casua dell'usura dei supporti o di tutta una serie di imprevedibili incidenti (che capitano ancora oggi). Tuttavia il videogioco è già pronto e compilato così come lo si trova, e nel 1989 era sufficiente inserire il disco nell'alloggiamento (oggi diciamo nel lettore), per poi spostare il puntamento del Sistema Operativo su quell'unità (scrivendo "<$lettera_unità>:\", per esempio "a:\") e poi digitando il giusto nome dell'applicazione d'avvio, che per comodità fu nominato Start(.exe) per Dragons of Flame.

  Per far andare tutto questo su un computer del 2017 32/64 bit, serve un emulatore del Sistema Operativo MS-DOS, cioè il famoso Dosbox (o anche un altro), programma gratuito scaricabile dal suo omonimo sito. Non è la prima volta che ricorro a questo emulatore per i videogiochi d'epoca, ma vale la pena spendere qualche riga in caso fossero utili per qualche neofita.

  Dosbox è disponibile per tutti i moderni e più avanzati Sistemi Operativi, cioè Linux, Windows, Apple e anche per Android e iOS - seppure tentare di usarlo per far girare programmi "antichi" senza una tastiera fisica non è la cosa più consigliabile del mondo. Questo programma si scarica e si installa senza alcuna difficoltà, come una qualunque app oggi disponibile, ma è il passo immediatamente successivo a creare qualche rogna.
  Spiegato in termini molto semplici, questo emulatore crea di volta in volta, cioè ogniqualvolta si prova a lanciare un programma "antico", una partizione di memoria virtuale formattata secondo le specifiche dei dischi di MS-DOS. Quando Dosbox viene chiuso, tutto questo si cancella e non ne resta traccia alcuna - anche perché in media si sfruttano un millesimo delle risorse disponibili degli attuali Computer.
  I problemi arrivano quando si deve "istruire" Dosbox su dove andare a leggere le informazioni necessarie; cioè bisogna indicargli la cartella dove abbiamo messo i File del videogioco, in modo che lui possa leggerli, copiarli nella sua partizione virtuale e poi caricarli. Per fare questo bisogna usare i comandi testuali di MS-DOS e persino smanettoni vecchi come me spesso ci perdono una mezz'ora buona per ricordarsi come si fa - figurarsi come può trovarsi gente che ha conosciuto i Computer solo con i puntatori del Mouse in qualità di strumento d'interazione privilegiata.
  Fortunatamente sto scrivendo di un problema già vecchio e superato. Infatti le ultime e più rifinite versioni di Dosbox fanno in modo che durante il processo di installazione il programma sia completamente riconosciuto dal Sistema Operativo principale, e ciò vale a dire che Dosbox avrà automaticamente associati i vecchi File eseguibili di MS-DOS e basterà aprire la cartella, selezionare il File, premere il tasto destro del Mouse per trovare "apri con... Dosbox" bell'e pronto. Selezionando quest'opzione, tutto si avvierà automaticamente. È tutto perfetto, ma solo se usate Linux o Apple, perché disgrazia vuole che Windows (Win10 in particolare) usi ancora le estensioni .bat, .exe e .com per i suoi eseguibili, e ciò comporta che il giochino rapido e immediato non funziona sul discendente del nobile MicroSoft Disk Operating System perché tenterà di avviare il programma come fosse un'applicazione per Windows, e naturalmente non funzionerà.

  Soluzione: installate Dosbox su Windows 10 scegliendo di creare un'icona di collegamento rapido al programma sul Desktop. Una volta ultimata l'installazione aprite da Esplora Risorse la cartella del videogioco, selezionate il File eseguibile (Start.exe) e tenete premuto il tasto sinistro del Mouse. Trascinate il File Start.exe esattamente come se voleste spostarlo altrove fin sopra l'icona di Dosbox presente sul Desktop. Quando rilasciate il tasto sinistro del Mouse, invece d'aver spostato il File Start.exe, questo sarà eseguito da Dosbox - se interessa saperlo, questo trick funziona per qualsiasi altro File e programma.

In quante e quali versioni è possibile giocare Dragons of Flame?

  Sul sito Myabadonware.com, dal quale è possibile scaricare la versione MS-DOS, è presente anche la possibilità di giocare il titolo direttamente, senza scaricare nulla, sul proprio Browser. È una pregevole iniziativa, tuttavia ancora ancora in fase sperimentale e per quanto risulta dalle prove che ho effettuato, non funziona - forse per altri videogiochi invece questa Feature è perfetta.
Oltre alla versione MS-DOS, sempre sul sito di Myabadonware sono disponibili altri pacchetti del gioco in questione.
 La seconda versione è per l'Amiga, delle dimensioni di 1Mb zippato. Per usarlo, si può scaricare WinUAE, un emulatore Amiga che sembra molto curato.
  Assolutamente ridotta nel peso dei KiloByte (98) è la versione per il pochissimo noto Amstrad CPC, per il quale l'emulatore funzionane è forse Winape.
  La versione per il Commodore 64 è un archivio di 128 KiB. Vista la fortuna di questa macchina ai tempi degli Home Computer 8 bit (fu forse la più venduta tra tutte), di emulatori ne sono comparsi molti nel corso del tempo. Tra questi il più affidabile è CCS64.
  L'ultima versione disponibile su Myabadonware è per la Console Nintendo NES (ROM da 378 Kib). Ho già utilizzato un emulatore di questa Console al tempo di Heroes of the Lance, che fu FCEUX, senza nessun problema.
  Per la versione dell'Atari ST, bisogna riferirsi a un altro sito web che mantiene disponibile l'archivio da scaricare. In questo caso l'emulatore per l'Atari ST si chiama Hatari, ma sembra essere funzionante solo nei sistemi compatibili con Unix (quindi niente Windows) e necessita di alcuni accorgimenti particolari perché sia effettivamente funzionante.
  Concludo questa carrellata su fonti e sorgenti per Dragons of Flame attualmente valide, segnalando che in effetti una sua versione Play on Browser, senza dover scaricare e installare nulla, esiste, e sembra completamente funzionante. Si trova su questo sito e fa girare la versione NES, con l'unico difetto di proporre la traduzione del gioco in lingua giapponese.