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Ditesti

giovedì 7 dicembre 2017

Hillsfar: la prima passeggiata

  Hillsfar è un videogioco da provare almeno quattro volte diverse, con quattro differenti PG. Lo si scopre strada facendo, quando si capisce che esistono quattro diverse Quest destinate a quattro diverse Classi di PG.
   Per la prima partita esplorativa prendo la mia maga Darletta. È un'elfa e questo dovrebbe essere un doppio problema per via della situazione sociopolitica della città, ma in questa prima sessione di gioco non ho incontrato difficoltà particolari legati alla sua razza o Classe.
  L'inizio della partita è quello già visto: la cavalcata irta di ostacoli con un cavallo che dovrebbe essere Faith, per via del comportamento, sebbene sul Cluebook la sua descrizione lo fa somigliare più a Lighthing, ma credo che le cavalcature in realtà sono molto meno importanti di quello che è stato scritto su di loro.

  Una volta entrato in città mi trovo di fronte a un'interfaccia grafica diversa da quelle dei giochi precedenti. Lo schermo è diviso in quattro sezioni. La più grande riporta la mappa a colori della città praticamente completa, con alcuni edifici chiaramente evidenziati da disegni diversi. La posizione del PG è segnalata da una freccia lampeggiante, in questo modo non c'è possibilità di perdersi. In alto a destra abbiano la visuale in prima persona che, insieme alla mappa, caratterizza ancora meglio la città e il gioco. Sotto questa visuale "fps" abbiamo le statistiche fondamentali del PG, e sotto la mappa la barra di stato, e infine in basso a sinistra un orologio che ci informa sull'ora corrente nel mondo di gioco.
  Quello che cambia rispetto ai giochi su Goldbox (sebbene sembra di stare di fronte a un ibrido o a una sua versione modificata), è che non si possono usare molte abilità del PG in qualunque momento, come alcuni incantesimi, o usare gli oggetti nell'inventario.


  Per ora non c'è scopo nel gioco, al di là dell'esplorazione. Dopo aver rifiutato l'offerta di acquistare una pozione di cura dal primo mercante che si incontra, appropriatamente, subito dietro la porta della città, inizio a girovagare.

  In base a come oriento il personaggio, gli edifici intorno o davanti ai suoi occhi cambiano, alcuni sono riconoscibili al primo colpo, altri restano anonimi come fossero delle abitazioni private. Trovandomi in una città alle quattro del pomeriggio (vedi orologio), e avendo già sperimentato in precedenza quanto contano queste cose negli eRPG della SSI, non è affatto una buona idea entrare a casaccio nelle case altrui, ma di fronte alla porta dell'edificio di mattoni rossi all'inizio della via di est che scende in basso, (se poniamo la mappa orientata verso il nord) decido di buttarmi. 
  Scopro senza nessuna anticipazione il primo "sotto-gioco" di Hillsfar: la corsa nel labirinto, una sessione puramente Arcade di abilità e a tempo, dove devo percorrere questo posto (che appare come una biblioteca) e trovare l'uscita prima che scada il tempo. Lungo i corridoi ci sono delle casse, di colore giallo, se ci passo sopra trovo oggetti magici, del denaro, o cose di poco valore (anelli scassinatori, pozioni di guarigione, bacchette magiche, ecc.) In pratica questa è un'istanza fondamentale agli inizi del gioco, perché il PG possa trovare degli oggetti utili. Inoltre sarà probabile doverci tornare più volte quando le risorse si consumeranno. Quindi le prestazioni miglioreranno con il tempo, perché forse questo labirinto ha una sola e unica pianta, possiamo così memorizzare le trappole che teletrasportano a caso in giro (anche se si possono disabilitare), e magari scoprire delle stanze segrete. 


  Quando la barra del tempo, posta in alto sullo schermo, si è consumata per metà, dobbiamo cercare l'uscita, e anche alla svelta perché arriveranno le guardie. Si può anche ritardare l'azione di queste ultime se si trova una pergamena rossa e gialla che le "stordisce", solo per pochi secondi. Nel caso che una guardia ci venga incontro, questa cercherà di bloccare il PG, ma si può schivarla – purtroppo non combatterla – e tentare di scappare via. Infine, con il tempo quasi agli sgoccioli individuo la botola che segna l'uscita, e la faccio franca.
  Quando esco e torno per le vie della città, è passata un'ora, e questa fase tutto sommato non è sembrata affatto difficile. L'unica seccatura è che per salvare i progressi ottenuti, per ora devo tornare al campo-base, anche se spero di trovare altri luoghi dove poter effettuare quello che un tempo si chiamava l'Encamp. Tuttavia, grazie a questa scelta scopro che dopo questa prima passeggiata ho ottenuto anche la possibilità di esplorare i dintorni della città.

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