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Ditesti

lunedì 9 aprile 2007

In cerca della non-infelicità

A quanto pare ho (abbiamo?) combinato l'ennesimo disastro della mia vita sentimentale.


Resto da solo in casa. Fumo di sigaretta, ancora i Depeche Mode in sottofondo e luci ambrate. Mi riempio il bicchiere di vino. Chissà, forse finisco ubriaco anche questa sera. Forse questa sera piangerò.

Inganno l'attesa del vino nelle mie vene dando un occhio agli ultimi legalissimi arrivi della mia videoteca.

Ci sono un paio di nuovi episodi della serie TV “Smallville – Le avventure del giovane Clark Kent”. Forse mi considererete un essere con un equilibrio mentale decisamente instabile, se non già bello che compromesso, ma è affar mio e questo piccolo, insignificante, evento mi permette di riprendermi dal gorgo di vecchi sentimenti riesumati dalla soffitta.

Non a caso un antico re di Siracusa, quando era parte della Magna Grecia, con un solo aforisma mostrò il segreto della felicità per tutti gli uomini della mia congenere. Questo re aveva a corte il giovane Platone. Ora non mi ricordo con esattezza i fatti, ma sembra che il re si fosse indispettito delle sentenze e delle critiche sagaci del pensatore. Quindi lo vendette come schiavo e lo rimandò in Grecia con le mani legate. Qualcuno fece notare al re che forse tale trattamento era eccessivo per il personaggio che aveva di fronte, ma il re disse: “È un filosofo, non si renderà neppure conto”.

La morale della storia si risolve facilmente: quando per una qualsiasi ragione c'è qualcosa che ti lega e ti àncora a cose che non puoi, o non puoi più, influenzare non ti resta altro che ignorarle.

Atremis è il passato che non può più tornare, questa sera è stata solo una sembianza di quel tempo. Non mi metto neanche a pensare se ho fatto un errore o meno. Lei era semplicemente lì, lo voleva quanto me, ci abbiamo provato ma non è andata come speravamo. Non è stata neppure una bella scopata. Quindi l'unica cosa a cui dobbiamo stare attenti è di non voler complicarci la vita, perché la vita complicarsi è bravissima da sé.

Ora dedichiamoci un poco a Smalville. E voi che state leggendo, smettetela con questi mugugni strafottenti. Io cinematograficamente ho abbracciato la filosofia di Kill Bill. A che riguardo? Avete presente gli ultimi due film di Tarantino? Tutti di corsa al botteghino per poi uscire dalla sala bofonchiando "E ma questo film non vuole dire niente".

Certo che non vuole dire niente a cinefili da strapazzo che non sanno vedere quello che vuole dire. Ma vi concedo questo e anche di più. Del resto siete italiani: andate a vedere i film dei Vanzina sapendo che non ci troverete altro che volgarità, tette e culi. Andate, insomma a mangiare merda autoconvicendovi prima che la merda sia buona. Poi andate a vedere i film d'autore impegnati, sapendo che è un film di contenuti sociali che vuole dire qualcosa. Ma in entrambi i casi, che cosa ottenete? Lo volete sapere? Non ottenete nulla.

Né nel primo, perché non vi propinano altro che le solite gags e battute che già le conosciamo tutte dal tempo di "Drive In", né nel secondo, perché se andate a vedere un film di denuncia sull'immigrazione clandestina, sull'anoressia, sui drammi dei bambini down, già sapete abbastanza sull'argomento, e non crediate che i registi e gli sceneggiatori siano ingenui: loro già sanno cosa vi piace e cosa no.

Invece il buon vecchio Quentin cosa fa? Ti fa dei film che tu devi andare a vedere solo per il gusto di andare a vedere un bel film, fatto bene, con una fotografia da urlo, e scene che ti incollano alla sedia. Il cinema è magia, innanzitutto.

Capìta a fondo la "filosofia di Kill Bill" allora, amici miei, avete a vostra disposizione un nuovo strumento di analisi letteraria. E allora potete sentirvi snob e aristocratici quanto me (e più se siete più colti del sottoscritto) anche dedicandovi alla visionatura di una serie TV Americana.

Smallville, in sintesi estrema, è la storia del giovane Clark Kent, è iniziata nel 2002 in america e attualmente è giunta alla quinta serie. Se per caso non avete mai visto una puntata, vi dico subito che non avrete a che fare con un ragazzino con la tutina blu e il mantello rosso, ma un ragazzone americano del Kansas che all'età di 14 anni scopre la sua vera natura, ossia di essere un extraterrestre. E via che si va. Dall'adolescenza fino (presumibilmente) fino al compimento del ventunesimo anno di età, quando Kal-El si rinchiude nella Fortezza della Solitudine per uscirne dodici anni dopo in versione Superman completo.

Ma se pensate che sia una seriucola per ragazzini, vi sbagliate di grosso. È vero, quasi tutte le puntate sono per la maggior parte autoconclusive, e avendo solo 45 minuti di tempo per puntata gli autori sono costretti a far fare i salti mortali agli episodi. Tuttavia la trama è quanto più di deliziosa e complessa abbia mai incontrato. I protagonisti hanno uno spessore incredibile e le lunghe storie che tracciano nelle serie sono qualcosa di imperdibile. Imperdibile è la coppia young Lex Luthor & Padre, che recitano come attori shakespeariani, imperdibile è la complessa vicenda di Clark Kent, che si trova sempre stretto tra la morsa dell'amore infinito dei suoi genitori, un difficilissimo rapporto d'amore con Lana Lang, la sua prima ragazza (Lois Lane, la giornalista verrà molto dopo) che non potrà mai realmente amare fino in fondo per via della sua natura che non gli può rivelare, il rapporto di amicizia con l'infido Lex Luthor, che sicuramente si spezzerà nel modo più tragico possibile e, infine quello con lo spirito di Jor-El, il suo padre biologico con il quale comunica attraverso pietre cristalli kryptoniani, che vuole strappare al figlio, ormai cresciuto la cultura primitiva della terra per farlo diventare un vero kryptoniano e fargli compiere il suo destino.

Detto così è già abbastanza, se poi volete gustatevi la regia, la fotografia, le musiche, la reinterpretazione della mitologia di Krypton, gli inganni i segreti, la suspense che personaggi mai del tutto chiari e lineari creano cercando di raggiungere i loro scopi. Se poi avete le mie stesse debolezze gustatevi anche quel visino d'angelo di Kristin Kreuk, una vera gioia per gli occhi.

Se poi continuate a preferire le fiction italiane, con i loro nonni, medici della mutua, poliziotti, carabinieri, preti e compagnia, affari vostri, io vi ho avvertito e non riceverete mai sui vostri forum telematici le mie apprezzatissime recensioni.

Proprio in questo momento ne sto scrivendo una di anticipazione sulla V serie, ancora inedita in Italia - che io ho il grande onore di vedere in anteprima tramite legalissimi metodi:


"Ho iniziato a vedere la V serie in originale, e vi posso confermare la sua qualità altissima su tutti i fronti.

Audio migliorato, video migliorato (wow, hanno tirato fuori i soldi per il digitale), regia...un solo indizio: "X-Files". La storia personale di Clark Kent questa volta è impostata in modo magistrale. La serie si apre con una grande e bellissima speranza per lui, che però, come è nel suo destino di super-eroe (che significa restare per sempre un 'diverso' un non integrato tra gli uomini), precipita in un dramma futuro che troverà l'acme senza dubbio alla fine della serie, e che finale col botto si preannuncia.


Per i fan di Lana e per chi l'ha odiata nell'ultima serie avremo grosse novità! Lana riacquista carattere e spessore, non è più quella bamboccetta complessata in balìa del primo che capita, sempre spaventata dalla gente che la inganna e gli nasconde la verità. Litiga seriamente con Lex Luthor e se lo fa nemico, assume il ruolo di 'difesa ufficiale' di Clark Kent (pur non scoprendo la sua vera natura) e, attenzione attenzione, finalmente dopo 4 anni se lo tromba!

Si avete letto bene! 'se lo tromba' - anche perché se stavamo ad aspettare il ragazzone d'acciaio di serie ne potevano fare anche una quindicina...


Unico grave aspetto negativo della V serie. E mi dispiace dirlo ma riguarda Lana. Kristin Kreuk ha messo su un culo che spaventa per quanto è grosso.

Urgono urgenti provvedimenti in materia, propongo di fare una colletta per acquistargli uno stepper (poi mi offro volontario per fargli da personal trainer)."


Ecco con questo penso di aver rovinato i sogni erotici di qualche migliaio di ragazzini. È un lavoro orribile, lo so, ma qualcuno la parte del cattivo la deve pur fare quando si parla di supereroi americani no?


E con questo credo di aver chiuso il primo capitolo di Paolo Augusto. Au revoir!

P.Ag

mercoledì 4 aprile 2007

Lo sappiamo tutti come va a finire

Dopo aver convinto Atremis a non ripartire con un fagotto gocciolante, me ne torno in salotto. Se non sbaglio un programma di lavaggio dura circa 45 minuti o più (non lo so, io faccio partire la lavatrice sempre prima di uscire di casa) cosa farà Atremis? Non credo che abbia molto piacere che io metta mano alla sua lingerie. Né io ho tutta questa voglia; sapete ritrovarsi per le mani qualche regalo che le feci, con ricordi annessi, non è bellissimo.

Quindi mi appronto per l'ospitalità del dopocena. Stappo una bottiglia di vino e inizio a rollare una canna. Ma prima spulcio la mia legalissima videoteca alla ricerca di qualcosa di non impegnativo ma capace di catalizzare l'attenzione.

“Sin City”, avvio il film sul monitor del PC. È in lingua originale, poco male.

Atremis sopraggiunge incuriosita e mi trova steso sui miei cuscini che sostituiscono divano e poltrona (ne ho una quindicina sparsi sopra i miei tappeti). Quando lei entra in scena cerco quasi di ignorarla, non voglio invitarla a sedersi vicino a me, languida, su questi cuscini. Il calice di vino in più è solo per ospitalità, e le luci basse e crepuscolari ci sono come in ogni altra serata che passo in casa.

Purtroppo per lei è in trappola. Non può andare da nessuna altra parte se non in questo angolo del mio salotto, a meno che non voglia profanare la mia poltrona da studio vicino alla scrivania. Ma, perdio, è messa proprio male: lei sa benissimo che non voglio che nessuno ci si sieda sopra a parte me. Be', che dire, non è colpa mia. Si è messa in trappola da sola venendo ad abitare a 10 chilometri da me, scegliendo un lavoro che la tiene fuori casa dalle 7 di mattina alle 7 di sera a pieno ritmo. Non è colpa mia che ancora non sia riuscita ad andare a comprarsi una lavatrice né tanto meno il fatto che nella zona conosce solo me.

E allora perché mi sento di merda?

Ovviamente voi, sempre pronti a giudicare, credete di aver già capito tutto. E invece non avete capito niente. Prego, nel mentre che la trasposizione cinematografica del capolavoro di Frank Miller si dipana sullo schermo vi darò qualche informazione sul nostro rapporto in modo da soddisfare il vostro vouyerismo.

L'ho lasciata io. Solitamente, per quanto ne so, quando il maschio italiano molla la donna per primo, lo fa solo per affermare la sua superiorità sulla sua ex-compagna. Molto spesso gli uomini mollano perché tradiscono e decidono di eleggere l'amante a fidanzata/moglie/compagna ufficiale, altre volte per semplice noia, odio, malvagità gratuita. Difficilmente un uomo lascia una donna per il bene suo o di tutti e due.

Be', siete costretti a crederci, io ho smesso per Atremis, perché, forse, sentivo che la cosa sarebbe finita male. Colpa mia, chiaramente. Mi sono messo con lei perché era una delle donne più belle e intelligenti che conosco, ha anche un carattere decisamente forte, è in gamba, spigliata, piena di iniziativa. Vivevamo il rapporto in modo decisamente paritetico. Dopo il periodo dell'irrefrenabile pulsione verso di lei, dopo il periodo dell'insopprimibile desiderio sessuale, mi sono reso conto che io sarei voluto invecchiare con lei accanto.

I problemi nacquero successivamente, quando il concetto di “invecchiare con lei accanto”, non si tramutò in “invecchiare con lei” e basta. Continuavo ad essere sempre il solito, intrattabile, antisociale, pazzo, bizzarro Paolo Augusto, senza possibilità di redenzione, bevendo parecchio e spesso, inseguendo unicamente le mie ossessioni intellettuali; conducevo uno stile di vita altezzoso e sprezzante, senza reali preoccupazioni che non riguardassero le mie attività olistiche o addirittura solipsistiche. Non so bene come ci si possa trovare a stare insieme con un tipo che, pur non dichiarandosi mai un vero artista, di fatto conduce un'esistenza mezza maledetta e mezza fancazzista.

Potrebbe essere anche una cosa interessante, se piace, il punto è che prima o poi bisogna fare i conti con la realtà. E io andavo per i ventinove e ancora non avevo trovato un vero modo di tirare avanti, di offrire a me e alla mia compagna quello che si può chiamare un progetto di vita. Fu dopo una tremenda settimana d'estate, nella quale in modi che non posso raccontare, mi sputtanai un'offerta di lavoro, feci un debito abbastanza pesante, e bruciai i soldi di due mesi di affitto e di spesa alimentare, e diverse altre cosucce con brutte ricadute anche su Atremis stessa, capì che non potevo continuare così.

Domanda: se la persona con cui avete una relazione seria, facesse una cosa del genere, minimo minimo vi incazzereste come una bestia, vero? Be', lei non lo fece. E neppure mi si mise di fronte, con tutta la calma e la responsabilità di questo mondo, per fare un discorso il più possibile razionale. Niente di tutto questo. La mattina dopo ci risvegliammo nello stesso letto, lei si alzò e iniziò a vivere come se niente fosse, come se fosse stato un giorno come un altro.

La conclusione che ne trassi fu: “Oh mio Dio, questa mi ama fino alla follia ed finirebbe all'inferno di buon grado se ce la tirassi giù”. E se non cambiavo all'inferno ci sarei finito sul serio. Quindi tagliai i ponti, a cominciare da lei, non potevo rischiare ancora di metterla nei guai per colpa mia.

La scena della nostra separazione ve la risparmio, non sono molto bravo in quel genere di passaggi. Vi lascio l'ovvia conclusione che, probabilmente, entrambi siamo fortemente legati e attratti, qualcosa ancora c'è, purtroppo.


Ma non potremmo essere solo amici? Pensavo mentre guardavo svogliato il film.

La risposta ovvia è no, almeno per me.

    “Hai sistemato davvero bene la casa”. Mi dice all'improvviso. Ti capisco, meglio fare conversazione con l'uomo che ti ha lasciato senza un vero chiarimento, piuttosto che fare finta di tutto e guardare un film di cui non capisci nulla.

    “Be' a dire il vero non è che ho cambiato molto negli ultimi due anni”.

    “Quegli oggetti sullo scaffale non c'erano – indica una serie di cristalli”.

    “Bah, mi piacevano, lo sai che mi attraggono tutte quelle cose che sembrano articoli religiosi o magici”.

    “Certo, la tua passione per il fantastico”.

    “L'immaginario...È una cosa ben diversa”.

    “E casa tua, a che punto sta?” Gli chiedo mentre abbasso il volume del film e faccio partire la playlist delle ultime novità della mia legalissima discoteca.

    “Be', sono ancora una volta in affitto, l'appartamento è ammobiliato, non è che devo fare grandi lavori”.

    “Lavatrice a parte! Quindi non è una sistemazione definitiva”.

    “Non lo so ancora, devo sistemarmi meglio con il lavoro, sono ancora precaria. Però qua mi piace, c'è pace, tranquillità è poi la Città non è neanche a mezz'ora di macchina”.

    “E Lui? Non abitate insieme?” Che cazzo di domanda di merda Paolo, perché non ti azzitti ogni tanto? Ti fa davvero schifo il silenzio tra due persone?

    “No, ancora no. Lavora dall'altra parte della regione, se abitasse qua, dovrebbe fare più di un'ora di macchina al giorno e quando fa i turni doppi dovrebbe alzarsi alle quattro per tornare alle undici”.

    “Minchia”.

    “Forse più avanti...”

    “Lo spero, sareste tra quei pochi fortunati a...”

    “a...?”

    “Sistemarsi”.

    “E tu? Sei a posto così o coltivi altre aspettative?”

    “Aspettative? Intendi dire vivere facendo l'intellettuale a tempo pieno? Vivere scrivendo e studiando? A dire il vero già vivo così. Sono un privilegiato, ho una attività che mi permette di mantenermi anche in tempi così angusti per l'economia del paese. A meno che non scoppi una guerra o piovano meteoriti dal cielo, va bene così. Poi per scrivere, studiare o fare quel che cazzo mi pare, di tempo ne ho a sufficienza”.

    “Beato te. Quindi sei sistemato meglio di me”.

    “Già...Due anni fa non ci credevo che la vita potesse diventare così facile”.

Mi sono avvicinato troppo a lei, troppo, davvero pericolosamente troppo. E poi...Alè, siamo a posto, sulla playlist sta passando Precious...


Precious and fragile things
Need special handling
My God what have we done to you

We always tried to share
The tenderest of care
Now look what we have put you through

Things get damaged
Things get broken
I thought we’d managed
But words left unspoken
Left us so brittle
There was so little left to give

Angels with silver wings
Shouldn’t know suffering
I wish I could take the pain for you


Troppo bella lei, troppo forte l'impulso, troppo incontrollabili il desiderio e l'intesa del sesso che ci ha portato tante volte l'uno addosso all'altra...

Troppo irresistibile l'idea di prenderla e riportarla nel letto, nel mio letto! Che si fottano i cuscini e i tappeti, l'amore si fa nel letto. La prendo in braccio e mi alzo, la porto di là senza badare se inciampo oppure no nei vestiti che ci stavano cadendo di dosso. E poi le lenzuola morbide, e il momento del sesso, forte, frenetico ma, di colpo diventa meccanico. Non appena mi accorgo che ha raggiunto l'orgasmo il suo corpo si fa prima rigido e poi molle. Le braccia scivolano via dalle mie spalle.

Qualcosa sembra non aver funzionato. Cerco di non dare l'impressione di aver compreso il cambiamento, ma io e lei ci conosciamo da troppo tempo, abbiamo fatto l'amore troppe volte per disconoscere il linguaggio dei nostri corpi.

Le do un bacio sulla fronte, e poi un altro sulla guancia, tra l'occhio e il naso dove lo zigomo si increspa in una piccola cicatrice. Mi ritraggo da lei e scivolo nel lato del letto dove dormo di solito, dove dormivo anche quando c'era lei. Al centro del letto la mia e la sua mano restano a toccarsi l'una sopra l'altra, calde e sudate, ma allo stesso modo bloccate in una posa innaturale.

I secondi passano, i pensieri nella mia testa si affollano ad una velocità strepitosa. Cerco di ignorarli, cerco di fare come un tempo. Mi volto sul fianco per darle la schiena e chiudo gli occhi. Dopo un po' li riaprivo e tornavo a lei, per l'ultimo abbraccio prima di scivolare nel sonno mentre il suo odore mi avvolgeva. Non faccio in tempo a seguire l'abitudine perché sbarro gli occhi e la testa mi rimbomba di un unico grande interrogativo.

“Dormirà qui?”

Cristo Paolo te la sei scopata, non importa perché e come è successo. Ti sei scopata Atremis nel tuo letto ed è già mezzanotte. Di là c'è la lavatrice con i suoi vestiti bagnati dentro. Vuoi mandarla via così? Sì? Dimmi come allora!

Mi volto a pancia in su, lei mi sta guardando, come quando aspettava il mio ritorno a lei dopo aver fatto l'amore. Di solito aveva gli occhi lucidi e sorrideva. Anche ora ha gli occhi lucidi ma non sorride.

Mi mette una mano sul petto, infila le dita tra i tanti peli che trova lì. Accosta la bocca alla mia spalla e la bacia, e poi scivola giù per le costole, sul fianco, arriva al pene e lo prende.

Lascio fare, a volte penso troppo e penso male. Mi lascio andare e arriva l'orgasmo. Lei resta lì sul mio grembo per un secondo e poi si alza in silenzio per andare in bagno.

Penserò troppo e male se ritengo che questa sia stata una mossa per uscire dal letto e non rientrare mai più? Non lo so. Atremis non è stata mai una fanatica dei pompini, specialmente se portati fino in fondo.

Ma vuolsi così cola ove si puote ciò che si vuole, di più non dimandare. Orbene ora spetta a me non farmi ritrovare a letto quando torna.

Indosso la vestaglia e mi reco in salotto. Prendo le sigarette e conto che ne rimangono cinque nel pacchetto. Ciò è bene. Ho un fastidioso problema di sinusite cronica che mi porto dietro da troppo tempo. Devo cercare di smettere di fumare. Sono largamente in anticipo sulla mia tabella di marcia per ridurre la dipendenza dalla nicotina.

In bagno Atremis chiude un rubinetto. Mi metto a giocherellare con il computer, posta elettronica, qualche forum...

È in camera, si sta rivestendo. Arriva. Mi trova seduto sulla mia poltrona. Uno sguardo che significa solo confusione. No, Atremis, piccola mia, non parliamo, parlare ci farebbe male e basta.

    “Per i tuoi vestiti ci penso io domani mattina. Poi ti chiamo. Te li posso portare a casa io. O vieni tu, magari a negozio da me”. L'importante è che non torni qui, non prima di altri due anni per lo meno.

    “Va bene”.

Si avvicina.

    “Allora ciao e grazie”. Mi dà un bacio sulla guancia. L'impulso di prenderle le mani e di cadere in ginocchio di fronte a lei c'è. Mi pietrifico. Mai.

Se ne va.


A volte mi rendo conto di avere una sensibilità esageratamente profonda...la stessa degli imbecilli.

P.Ag


martedì 3 aprile 2007

Io e la cucina: il demonio e le sue pentole

Io e la cucina: il demonio e le sue pentole


Stasera si va a cinese – in verità è una forma di esercizio per prepararsi al futuro. Il futuro è la Cina: dopo gli abiti, la tecnologia, gli elettrodomestici, verranno le auto e il cibo. Quindi precorriamo i tempi.

Uova fritte alla cinese: olio, uova, salsa d'ostriche, pepe bianco (che non ho), cipolle, peperoncini. Le quantità non le metto perché di solito faccio a casaccio. Non chiedetemi dove rimedio la salsa d'ostriche, non posso svelare questo segreto altrimenti metto a rischio il mio potenziale nel riuscire a invitare le ragazze a cena da me.

Faccio bollire l'olio, nel mentre rompo le uova in una ciotola. Quando l'olio frigge, metto dentro le uova. Due minuti e abbasso la fiamma. Questa è un'operazione fondamentale, perché così faccio indurire e diventare croccanti gli albumi ma i tuorli resteranno morbidi. Arrivati a questo punto si deve gettare l'olio e lasciare che le uova finiscano di cuocersi da sole (la cucina cinese è famosa per essere povera di grassi). Fate attenzione a non farle bruciare in questo modo però, un minuto o due è sufficiente.

Fatto questo, si finisce di scolare l'olio e si condirebbero le uova a secco con la salsa e i peperoncini. E io lo farei se non avessi l'improvvisa esigenza di buttare un altro paio di uova in pentola.

Sì perché nel mentre mi è squillato il cellulare. Nome: Atremis.

    “Ma tu guarda che gran fortuna che hai avuto piccola, sono stato fuori tutto il giorno e ho acceso il cellulare solo poco fa”.

    “Buon per me! Senti Paolo posso chiederti un favore?”

    “Certo che sì”.

    “No è una cosa un po' scocciante, però, non ho ancora finito di sistemare la casa nuova e...” E no! L'imbianchino non te lo faccio! “E ancora non ho la lavatrice! Potrei venire da te a fare il bucato? Non ho più nulla da mettermi he he he...”

    “Ma certo, vieni pure quando vuoi, anche subito”.

    “Ok , grazie”.

Diciamo che me la sono cavata con poco. Se mi avesse chiesto qualcosa di più impegnativo mi avrebbe messo in difficoltà.

Atremis si è trasferita da poco dalla Città, ha trovato un lavoro in zona e per non fare troppi chilometri al giorno ha deciso di prendere una nuova casa il più vicino al posto di lavoro. Lodevole decisione per una giovane donna che nella sua vita non ha conosciuto nient'altro che la casa paterna e vari domicili in una città universitaria. Lodevole, ma non è che la cosa mi faccia saltare dalla gioia perché Atremis è l'ultima ragazza con cui ho avuto una relazione stabile e duratura, e ora lei sta con un altro. Quindi potete capire: per mie ragioni, dopo aver smesso mi sono allontanato da lei, ed ora per sue ragioni me la ritrovo tra i piedi.

È ovvio che non credo nel destino, se non quando mi presagisce delle condanne.


Ecco qua Atremis! No, non mi chiedete una descrizione fisica per favore, non me la sento. Vi basti sapere che è bella come quella ragazza con cui siete stati insieme per quasi due anni tra i 25 e i 28 e poi avete rotto. Questa sera appare un po' stanca, saranno i nuovi ritmi di vita non del tutto assimilati, ma se possibile è ancora più dannatamente affascinante.

Si presenta con il sacco della biancheria, ma non sembra avere molta fretta. Le uova cinesi hanno il loro perché.

Ora mi chiederete “perché hai invitato la donna che ti ha spezzato il cuore a cena?”

  1. non mi ha “spezzato il cuore”, o almeno, non definisco così la questione;

  2. La cena era mezza cotta, cosa facevo? Nascondevo il tutto per evitare uno spiacevole teatrino di messaggi sotterranei? (poi avevo fame e l'odore di olio fritto non sarebbe stato giustificabile senza la presenza delle vettovaglie);

  3. Non so se si è intravisto, ma io ho un carattere di merda. A meno che non siate clienti del mio negozio il 99% delle persone vede solo un borioso essere umano, maleducato e privo di sensibilità. Dato che Atremis, spiacente per lei, fa o ha fatto parte dell'esigua schiera del restante 1%, non volevo che iniziasse a pensare come la maggioranza;

  4. In onore al punto 3: fatevi i cazzi vostri.


Durante la cena Atremis conduce la conversazione. Logico, le è cambiata la vita in modo radicale e per sua scelta. Ha rinunciato, almeno in parte, come abitudine quotidiana alle vasche del corso, ai bazzicamenti degli appartamenti di amiche e conoscenti, alle serate ai pub e ai chioschi, ai martedì e perché no, ai giovedì “universitari”. Del resto, lavorando, non ha più molto tempo per quello stile di vita che tanto ci piaceva (e a me piace ancora). Gentilmente non parla di...Lui, e ci mancherebbe altro. Io parlo poco, da quando ho smesso, tutte le volte che ci siamo rivisti e abbiamo potuto soffermarci a conversare ho sempre detto poco e niente.

L'atmosfera è gradevole, mica ci odiamo, siamo esseri umani normali. Faccio i caffè e poi ci dedichiamo al bucato.

La porto nella stanza/ripostiglio. Casa mia, una piccola monofamiliare lungo una strada statale in una frazione di campagna, ha quattro stanze e un bagno (oltre un po' di giardino, garage, cantina), di cui ne uso una come cucina, una come salotto/studio, una come camera da letto e il resto per assembrarci tutta la merda che non trova altrimenti posto.

Abito qui da circa quattro anni e ovviamente Atremis la conosce bene (pure troppo).

    “Allora amica: io di questo arnese infernale conosco solo il tasto di accensione e sulla manopola mi sono fatto segnare il programma generale. Se tu riesci a farla funzionare meglio tanto di cappello”. Dico ad Atremis, mentre carica il cestello.

    “Non ti preoccupare”.

Intanto prendo una cesta di plastica dove ci sono i miei vestiti da lavare e la svuoto gettandola in un angolo.

    “Che fai?”

    “Be', di solito quando faccio il bucato, poi uso questa cesta per portare i panni a stendere fuori”. Atremis fa una faccia un po' imbarazzata.

    “Vorresti riportare tutta la roba bagnata a casa tua?”

    “Non c'è problema, non voglio disturbarti”.

    “Uhm...che ti frega, credi che non abbia mai visto un tuo perizoma? O hai cambiato taglia? O ti sei data al feticismo?”

Una piccola scarica di adrenalina mi percorre non appena dico questa frase. Porca puttana! Credevo di non avere più queste sensazioni con lei.

    “Nono...È che mi hai sempre detto che nei piccoli paesi la gente sta sempre a guardare in casa degli altri”.

    “Anche io ogni tanto dico dei luoghi comuni” sorrido “A parte te, la persona che conosco più vicina nel raggio di cinque chilometri è mia madre”. Mia madre infatti abita in un altra casa a circa cinque chilometri dalla mia. “Eh, povera donna, se venisse a sapere che ci sono i tuoi vestiti appesi ad asciugare sotto la finestra di casa mia, le esploderebbe il cuore dalla felicità. E poi bisognerebbe convincerla del contrario. Ma vabbe', pazienza, le persone devono crescere prima o poi”.

    Dopo che io e Atremis avemmo terminato la nostra relazione e io ricominciai a vivere “come prima”, mia madre accese un lumino in casa nella speranza del miracolo. Ci spera tanto di vedere il figlio sposato entro i 31 anni (l'anno scorso diceva entro i 30).


Povera donna...fosse solo per quello che teme di morire di crepacuore un giorno o l'altro

P.Ag

lunedì 2 aprile 2007

Se abitate a 5.000 chilometri da me possiamo essere amici


Dopo la mezza giornata in Città, con non poca fatica me ne ritorno a casa. Di passare per il negozio non mi andava, anche perché si erano fatte le quattro. La giornata era bella che finita.

Una volta rincasato mi posso dedicare finalmente alla sacra attività della lettura. E poi lo so che siete tutti curiosi di sapere che cosa ho acquistato. No, non mi ero dimenticato di scriverlo prima, l'ho volutamente lasciato in sospeso per mantenere un briciolo di tensione e farvi arrivare fin qua.

Ebbene, confesso di essere andato in una bottegaccia che vende libri “usati” o meglio: vecchie edizioni acquistate una volta e mai aperte, lasciate a ingiallire sugli scaffali, in soffitta o in cantina. Per sei euro mi sono portato a casa una bella edizione Einaudi de “Socialismo e Fascismo” di Antonio Gramsci.

E lo so! Me tapino! Per un dottore in lettere, con una laurea in storia contemporanea questo è un testo fondamentale da leggere. Chiedo umilmente perdono e mi getto nelle pagine a rimediare tale terrificante mancanza.

Ah! Quanto mi era mancata questa prosa dura e incalzante! Gli articoli che Gramsci scriveva su l'Ordine Nuovo erano qualcosa di eccezionale, tutta la storia del 1921 e 1922 sta scritta lì, non servirebbe altro testo scolastico per capire come si fosse disfatto il regime parlamentare e come fosse salito al potere il fascismo. Questo, ovviamente, conoscendo che per Gramsci la colpa era anche dei Socialisti e che Gramsci, come tutti i suoi compagni, visse prima attraverso una guerra e in mezzo alla violenza per tutti i giorni successivi. Lo dico perché è facile, oggi come oggi, leggere certi suoi articoli per accusare che i comunisti non volevano altro che attuare un regime dittatoriale con la violenza sin dal principio. Ma allora non si conosceva che violenza, altri modi non esistevano. E se devo dirla tutta, la conquista del potere con la forza in Russia da parte dei bolscevici fu sicuramente uno dei pochi avvenimenti storici con la quale un paese pose fine alla più grande delle violenze: la guerra.

Dopo una cinquantina di pagine della mia lettura vengo interrotto da un rumorino che proviene dalle casse del computer. Io possiedo tre computer di cui uno portatile. Altri congegni tecnologici non ho, a parte una vecchia televisione a 14 pollici (il monitor del PC è più grande). Ho concentrato tutta la tecnologia nei PC che mi fanno da lettore DVD, stereo, console di gioco e anche mezzo di comunicazione. Utilizzo infatti quei famosi programmi di istant-messaging per tenermi in contatto con un po' di persone; tengo uno dei PC sempre acceso e connesso ad internet perché uso i programmi peer to peer per scaricare dei legalissimi file di grandi dimensioni dalla rete. Il rumore che abbiamo sentito è la notifica di un messaggio in arrivo da parte di qualcuno che ho nella lista dei contatti. Vediamo un po' chi è.

Oh my God, he's Hell!

Hell, o meglio Hallgrìmur, è un mio amico islandese. No, non spaventatevi se non siete abituati alle nuove forme di comunicazioni, è una cosa decisamente normale ormai.

Il messaggio dice: “Ehy! Damned assholes, there's someone alive in this world?”

Non ve lo traduco per educazione.

È molto tempo che non sento Hell. Di solito non rispondo a messaggi di questo genere, perché quando te li mandano il fine è solo quello di sprecare tempo. Ma per Hell faccio un'eccezione.

“Il mio medico si rifiuta di firmarmi il certificato di morte, dice che non è il miglior modo per evitare di pagare le tasse”, gli rispondo in inglese vista la mia ignoranza nelle lingue finniche.

LOL!”

È un “acronimo”: un concetto espresso usando solo le iniziali delle parole che servirebbero in forma estesa. Ora non mi ricordo bene l'etimologia, vi basti sapere che “LOL” significa pressappoco “divertente”.

What do you do, guy?” - Gli scrivo. Su internet per parlare a un tipo che non vedrai mai in faccia difficilmente si inizia con “come stai”, oppure con “da quanto tempo”. Si va diretti alla questione, ovviamente se c'è.

Just wake up”

LOL”

Questa volta uso io “LOL” per fare del sarcasmo. Qui da me sono le 18.30 e a Reykjavìk, se non sbaglio, dovrebbero essere le 17.30. Si sveglia presto.

I'm wacthing TV, but I'm boring. Nothing porn until the evening”.

Penserete che stia discorrendo con un adolescente dall'altra parte dell'Europa che si sveglia a metà pomeriggio e la prima cosa che fa è pensare a sistemare il suo esuberante amichetto. Be', il mio amico Hell ha 34 anni, più di me.

Perché questi fottuti cazzoni non trasmettono programmi pornografici al mattino? Non hanno mai sentito parlare di indurimenti mattutini?”. L'inglese è una bella lingua, l'unico suo difetto è che ha una scarsa varietà di parole volgari, anche un non madrelingua può imparare in breve tempo a litigare come un rappresentante di un ghetto.

And you don't live in a cattolic country!”.

Se non mi ricordassi che Hell è un personaggio simpatico, e che dovrebbe essere un tranquillo eterosessuale avrei già chiuso la conversazione da tempo. Voi no? In caso contrario siete un po' morbosi, lasciatevelo dire.

I must to go bye”.

Mi dice e lo risaluto in fretta. Ritiro i 10 euro sulla scommessa di Rutelli per giocarla qui: di certo ha trovato quello che cercava su internet ed ora va in bagno a giocare a “Cinque contro uno”.

Contento lui...

E venne il tempo tempo di pensare alla cena.

P.Ag