Riguardo al monachesimo cristiano girano molte idee del tutto distorte e infondate. No, quella che molto spesso i chiostri diventavano logge da postribolo nei quali i frati scopavano orgiasticamente zoccole a iosa e negli altri locali si davano a ogni sorta di blasfemia fino alla negromanzia, è vera.
Mi riferisco alla storiella del fraticello che si alza di buon mattino, dice le sue preghiere, poi va a far l'orto, o si dà all'apicoltura, così può far le candele per il confratello copista. Che i monaci di San Benedetto di Norcia, abbiano inventato l'arte della norcineria, che le suore ricamassero chilometri di stoffe per i re e le regine e così via. La regola Ora et labora, prevedeva sì qualche attività nella vita del convento, che poi è stata sì promossa su spinta dei governanti d'Europa (Carlo Magno che pretese che dai monasteri uscisse una Bibbia - scritta a mano - per ogni diocesi del suo impero, e altre cose del genere), ma in verità i monaci, per loro scelta, e su base della regola dovevano fare una sola cosa: pregare.
Infatti i monaci più integrali pregavano: da soli, in gruppo, cantando, genuflessi... flagellandosi, pregavano e basta, non facevano altro che pregare per tutta la loro vita. Dopotutto, il monachesimo significava ritirarsi dalla vita del mondo, e la vita del mondo è fatta di tante cose a cui i monaci rinunciavano, tra queste il lavoro, il maneggiare il denaro (finché era possibile, o non troppo appetibile). Tutti sanno che in breve i monasteri arrivarono a possedere quantità enormi di terre coltivabili: campi e poderi. A cosa servivano queste terre? Chiaramente a far mangiare i monaci nel monastero. Ma perché, in questi campi, su quei poderi c'erano dei contadini legati alla zolla in servitù della gleba? Perché i monaci non andavano mica loro con le zappe, né aggiogavano i buoi all'aratro, coltivando direttamente la terra, lo facevano i contadini per loro.
E loro cosa facevano? Pregavano, nella maggioranza almeno. Per un monaco che diventava l'uomo pi+ importante dell'Europa occidentale, come per esempio Bernand de Clairvaux, c'erano migliaia di frati che non facevano altro che pregare dalla mattina alla sera.
Questa verità storica, offre la possibilità di rendere il discorso più piacevole oggi. Perché oggigiorno questa verità storica viene perfettamente ricostruita in tanti spettacoli televisivi che rievocano il Medio Evo, dove troviamo una gran signora o una regina di fronte al problema di affidare un importante ufficio a qualcuno che sia al di sopra della corruzione. "Chiamiamo il Padre Tal dei Tali", le dicono, "è un sant'uomo, disprezza potere e beni materiali, la sua fede è cristallina e fortissima".
Chiamiamolo allora, e mettiamogli sta patata bollente in mano. Appare di solito un uomo, vestito da monaco, ma con un saio lacero e smerdato, un aspetto orripilante per i gusti sofisticati dei nobili, una mezza bestia che, se a primo impatto è tremendo, al secondo è peggio ancora. Sembra integerrimo, rigido, motivato, umile, in verità è uno tirato fuori da una cella di monastero e buttato in mezzo a un mondo che non capisce, non vuole capire, disprezza, non è adatto né si adatta. Lui conosce solo Dio e la sua gloria da lodare, non sa nulla di compromesso, fiducia, ponderatezza, circospezione, insomma tutte le conoscenze minime per riuscire a stare al mondo. Soprattutto, crede di essere nel giusto: lui conosce solo Dio, la sua legge e quello che Dio gli mette nel cuore, e pretende che tutti si pieghino alla sua volontà, duchi, baroni e re persino.
Abbiamo di fronte l'esempio antropologico migliore di un soggetto che si annulla completamente, fino a diventare cieco ma rigonfio di ignoranza, che si crede essere un signore privilegiato. Privilegiato: "privi" - "privato"... della legge, in senso positivo. Qualcuno che dal suo nulla si sporge, se lo si lascia fare, molto pericolosamente.
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