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Ditesti

lunedì 25 gennaio 2021

La morte vissuta: i postumani

 Nonostante in copertina il Mercato e l'Industria Culturale vi mettano immagini esattamente opposte, in realtà la concezione del "piacere cercato" è per molti cosa del tutto svilita e abbandonata. Intendo il piacere, o il benessere, come una costruzione, basata su punti fissi, fatta di un certo grado di impegno, e con una giusta connessione tra il conoscere (o il sapere) e il godere dei piaceri della vita. 

La disconnessione attuale riporta indietro la coscienza, sgretola quasi ogni valore. Il tutto può essere tranquillamente descritto con delle dinamiche sessualizzate, perché il piacere è sempre erotismo, si ama il piacere, anche quando non si ama affatto l'oggetto o il soggetto da cui si trae il piacere; fino all'estrema indifferenza.

Quindi: che scopo ha davvero cercare il piacere attraverso il seguire i propri istinti, liberando le proprie fantasie, cedendo agli impulsi e all'attrazione e anche, impegnandosi nella ricerca di questo piacere, un impegno fatto di mascheramenti, ma anche di rilevazioni di sé, compromessi e compromissioni. Che senso ha se poi, tutto questo, una volta sfogato il piacere, rialzandosi dai letti, tutte quelle compromissioni, le incomprensioni, le relazioni tra gli individui tornano a offuscare, fino a dilapidare il piacere, fino a compromettere dell'altro futuro piacere? Di nuovo: ma che senso ha impegnarsi in una relazione umana e amorosa, nella costruzione di una vita insieme, casa, lavoro, tempo libero, figli, ricerca dell'armonia, se la meta di tutto questo può essere tranquillamente a "metà strada", prima che davvero la vita finisca? Se semplicemente tutto finisce, e rischia davvero spesso di finire "prima" del "poi"?

Allora questo piacere così cercato, un po' modulato sulle idee leopardiane, ma non del tutto, ha un brutto inganno dentro di sé. E un piacere col trucco, non è un piacere che vale la pena di cercare. Che poi, cercare il piacere, per un essere umano, significa "dare qualcosa". E perché dare qualcosa quando si vuole avere il piacere? 

Quindi come posso avere il piacere senza dare? Di nuovo una esegesi sessualizzata è molto utile, anche perché è quello che molto spesso si può trovare sul fondo di molte condotte sessuali e morali odierne. Si ottiene il piacere semplicemente stroncandosi di netto ogni tipo di attività umana. L'ideale sessuale dell'uomo e della donna che si dispone completamente (il "fammi quello che vuoi") al piacere attraverso il partner, sembra prendere sempre più piede. Con il relato umano per il quale, il soggetto che sceglie di oggettivizzarsi per godere al massimo della sua vita, per l'appunto è un oggetto: muto, senza spessore, inconoscibile, ha giusto i diversi angoli che compongono la sua antropometria e niente di più.

È post umano tutto quello che si fa corpo di sua volontà, evitando al massimo di usare la propria volontà. Post umani sono tutti quelli che aboliscono l'esercizio della volontà divenendo consapevolmente oggetti diretti da altri. Questo è nulla: morta vissuta, ma lo chiamano "godere".

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