In questa estate di crollo verticale del livello di benessere materiali degli italiani, ho assistito a scene turpi e miserabili di gente che pur di andare in vacanza, adotta stili di "trasferta" tali da far apparire in villeggiatura una torma di flagellanti in pellegrinaggio attraverso il deserto del Gobi.
Poi, avendo un negozio in una turistica città d'arte, di scene assurde da parte di gente che ha perso la loro capacità di spesa, ma non demorde dell'atteggiarsi da parruccona incipriata con le tasche debordanti pecunia, ne ho viste un'infinità.
Voglio raccontarne una accaduta cinque minuti fa, giusto per sottolineare l'ipocrita vigliaccheria di questi miei presunti "connazionali".
Entra una tizia, gira per tutti gli scaffali sceglie un modesto oggetto-ricordo del prezzo di euro 11.00 iva inclusa.
Chiede: «un po' meno non mi può fare?»
Stiamo mercanteggiando intorno a un oggettino fatto a mano, da me medesimo, per l'irriverente e insulsa cifra di 11.00 euro. D'accordo ammetto che il prezzo sia "truccato", in quanto la cifra dispari sta in funzione di questo sconto-istituzionalizzato che sembra doveroso da parte di noi artigiani nei confronti di questa teppa sciagurata.
Quindi, rispondo alla signora: «Mi dia 10 euro, va bene lo stesso».
La schifosa tira fuori una banconota da venti euro, io mi frugo nelle tasche e mi accorgo di non riuscire a comporre un resto equivalente i 10 euro, bensì: «Ops! Guardi: cinque, sei, sette...» moneta metallica inclusa: «NOVE EURO», cioè avrebbe pagato 11 euro, come da listino.
Sapete che ha fatto questa? Ha preso 10 minuti per uscire a cambiare i soldi e ripresentarsi con una banconota da 10 euro!
Non so chi tra i due si dovrebbe sentire più umiliato quest'oggi.
Nessun commento:
Posta un commento