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Ditesti

giovedì 22 marzo 2007

Vi ho mai detto che non piacciono molto le masse?

Tanto, impegnandosi a convincerne uno per volta non è che si guadagni molto. Infatti guarda qui il corso della Città. (Nota: il flashback è terminato e anche il pranzo).


C'è una qualche manifestazione che attrae un sacco di gente. Sento addirittura parlare dialetti differenti dal consueto. Cazzo! Non si cammina neppure. Proprio belle queste manifestazioni: riempiono parcheggi, ristoranti, bar, alberghi, i negozianti (la mia categoria!) sono ben felici. Ma la piazza di che cosa è riempita e per cosa?

Boh!

Qualche anno fa di questi tempi uscivo con una tipa. Mi fece una settimana di noia per andare a Perugia a Eurochocolate. Alla fine mi sono lasciato convincere e sono partito per una delirante giornata sotto il segno del disagio sociale all'ennesima potenza. A Perugia ogni tanto ci passo o ci capito per esigenze di lavoro, è una bella città, però ha un piccolo difetto: si trova sulla cima di un colle e a parte un raccordo autostradale, non ha vie d'accesso veramente comode. Ragionate un minuto su cosa si può incontrare in una giornata in cui mezzo milione di persone vogliono andare tutte nello stesso luogo. Vi salvo poi nella descrizione dell'operazione di parcheggio, della ricerca di servizi igenici e del trasporto pubblico. Quelle sono cose che accadono ovunque. Una cosa che non ho mai visto altrove (ma lo ammetto, non è che vado molto in giro per questo genere di fiere) è una piazza invasa da cose che non c'entrano per niente con la città. E ma Perugia non è la città del Bacio? Mi direte. Sì, chiaro, c'è lo stabilimento (che sta in mano alla Nestlé, ossia a una delle più zozze multinazionali del globo), ma se ci passi in un giorno qualunque dell'anno, per trovare l'unico negozio stabile di Baci Perugina devi faticare non poco! Francamente non ho mai associato Perugia con il cioccolato, casomai con la fontana, con i suoi pittori, con la bella architettura.

E poi: “ho visto cose che voi umani ritenete divertenti”. Tipo ragazze che andavano in giro con con i capelli impiastricciati di cioccolato, padri di famiglia con delle corone fatte con palloncini (ma a me sembravano preservativi colorati) legati tutti insieme. Ma tutto questo, per cosa? Comprare del fondente a 5 euro il chilo? E la Madonna!


Ah! Non stravedo neppure per la cioccolata.

P.Ag

mercoledì 21 marzo 2007

3

Le discussioni con Paolo Augusto


Di solito a pranzo, a cena, di fronte a un caffè o a un boccale di birra finisco sempre a parlare di...


Così rimediai il pranzo in una decorosa mensa per impiegati, cibo non eccellente, ma non prendetemi per un essere gretto e veniale, feci visita al mio amico per il piacere di ritrovare la sua compagnia.

In Città conosco un sacco di gente, ho frequentato l'università qui e vi ho abitato fin quando le delizie di un welfare (serio) mi hanno dato modo di sviluppare la mia formazione superiore al pari di tanti altri scioperati mantenuti dai genitori. Ma anche se possiedo un'agenda telefonica piena di nomi e numeri non frequento più molta gente: i tempi mutano, le persone cambiano e francamente non ho molto più da condividere con la maggior parte di chi ho conosciuto nell'ultimo decennio della mia vita. Come se non basti, farsi qualche decina di chilometri ogni sera per consumare birra ai chioschi o sui gradini di un palazzo laico o religioso che sia, non è più quella gradevole e comoda abitudine di un tempo.

Però volli rivedere il mio amico perché lo ritengo un intelligente conversatore, con lui posso discettare di politica con grazia e profondità, senza essere costretto a mandarlo a fare in culo dopo due minuti a causa dell'elevata ottusità che contraddistingue i nostri concittadini, la quale tanto urta la mia sensibilità. Non è che, sia chiaro, parli solo ed esclusivamente di politica, anzi, oggi questa proprensione mi scaturisce unicamente per la presenza di una controparte allettante, che altrimenti non mi da molti altri argomenti da accompagnare al cibo.

Io non sono un “politico” nel senso stretto che siamo abituati a dare al termine in Italia: non ho la tessera di un partito, non faccio parte attiva di movimenti o associazioni, neanche per quanto concerne il mio lavoro sono interessato a dare un'occhiata più approfondita alle associazioni di categoria, tranne quando si tratta di compilare la dichiarazione dei redditi. Eppure, somma meraviglia, mi ritengo uno dei pochi “privati cittadini” che ha anche una sfera politica reale nella sua vita.

In verità, e come avrei potuto fare altrimenti, la politica l'ho conosciuta ai tempi dell'università. E sì, al tempo della mia carriera universitaria sono passato per il primo tritacarne approntato dal governo di allora per distruggere una delle poche istituzioni che nel Paese, tra le troppe ombre e pochissime luci, permetteva un minimo di acculturamento e di elevazione civica del popolo. Quindi allora mi sono dato un po' da fare per evitare che cose del tipo “Sistema dei Crediti”, “Tre + Due”, “Corsi di Specializzazione successivi alla laurea (a numero chiuso e a pagamento)” e soprattutto “Vai a lezione 10 ore al giorno dal lunedì al sabato e porta all'esame la fedele riproduzione delle chiacchiere dei tuoi Chiarissimi Prof. senza aver modo di raggiungere una tua criticità”, diventassero le pietre miliari del sistema formativo italiano.

Ovviamente fallimmo miseramente, quelli che sono restati e quelli che si sono aggiunti continuano a fallire altrettanto miseramente. Col senno di poi posso affermare santonicamente che abbiamo sbagliato qualcosa di importante: la strategia. Reclamavamo che la cultura e il sapere fosse libero nel momento in cui cultura e sapere iniziava a diventare la più grande fetta di mercato mondiale. Contestiamo il fatto che esistano Scienziati della Comunicazione che lavorano precari nei call-center, quando invece si dovrebbe fare piazza pulita della cultura, nelle forme di costruzione e di veicolazione così come sono arrivate alle soglie del XXI secolo e ricostruirle da capo.

Mi sento fico a sparare così alto ora che credo di essermi tirato fuori dalla cultura accademica e istituzionale? Forse. Però sono certo di sentirmi con la coscienza a posto. Avrei potuto continuare a impegnarmi in politica, ma poi sono successe delle cose e ho avuto delle esperienze...

Ora come ora mi sento O.K. Sono un privato cittadino con una idea ben chiara sui miei bisogni e sulle mie aspettative e, non ultimo, so quale è il mio posto, i miei diritti e i miei doveri in una società democratica. Non disdegno di dichiararmi quando vado a votare. Dico spesso “il partito che io voto”, e fate attenzione: è una formula che ho scelto mutuandola da certe persone che si riferiscono alle loro ex-mogli chiamandole “la madre di mia/o figlia/o”. Non è un granché, lo riconosco, ma è pur sempre meglio della smaliziata scaltrezza della maggior parte di noi tutti alle elezioni amministrative.

Oltre a questo non mi fa schifo mettere la mia firma quando lo trovo giusto, o scrivere un articoletto di un paio di cartelle per una sconosciuta e-zine o altra pubblicazione (diamine, dopotutto ho il diritto di ritenermi un intellettuale), e anche - perché no - quando mi gira vado pure in corteo, alle manifestazioni, ai convegni (ma questi solo se sono interessanti).

Sono andato persino a votare alle Primarie dell'Unione. E mi ricordo bene di un discorso che feci più o meno a quel tempo con l'amico con cui sono a pranzo. Ora lo riesumo dalla memoria quanto più fedelmente possibile. Mi dispiace se vi state aspettando una discussione più recente forse dovrei farlo se calcolassi anche tra quanto tempo questo scritto vi giungerà sotto gli occhi. Tuttavia, quando arriverete in fondo al discorso, spero che avrete modo di capire che la discussione in oggetto tanto vecchia e superata non è.


"Ovviamente si vince, voglio vedere se Berlusconi non va a casa questa volta". disse lui.

"Be' è da vedere", risposi al mio amico "Del resto queste Primarie Berlusconi le aveva già svuotate di contenuto prima che si facessero. Però sono andate bene ugualmente"
"Come?"
"Come, come? Sta cambiando la legge elettorale in modo che, se perde, 'perde bene'".
"E come sarebbe questa legge nuova? Ancora non sono riuscito a dargli un'occhiata".
"Molto semplice: proporzionale puro con premio di maggioranza. Ah! Liste bloccate e sbarramento al 2%".
"Cioè?"
"Cioè non si mettono le preferenze sulla scheda, sbarri solo il simbolo e poi, quando si fanno i conti, si ripartiscono i seggi proporzionalmente tra i partiti e i loro candidati".

A questo punto al mio amico ebbe un sussulto.

"Ma così i piccoli partiti sono assolutamente penalizzati".

"Esattamente: una belle legge ab personam, come sempre".
"E ma così a sinistra resterebbero visibili solo i DS e Rifondazione".
"Meglio no?"
"E insomma...Certo che senza i partiti moderati con...Con il giusto peso sarebbe un po' difficile governare".
"Ma anche no! Dài su, sai benissimo come la penso: il centrosinistra può vincere, ma per me il 'Mortadella' al governo dovrebbe fare molto di più che riportare Luttazzi e i fratelli Guzzanti in Televisione o lasciare la Bocassini e Colombo a briglia sciolta. È fondamentale..."
"Ma cosa c'entra questo! Certo che deve fare di più, però devi capire che non si può governare l'Italia senza sapere che è un paese fondamentalmente moderato. Ma possibile che tu non voglia mai fidare?"

Ecco una bella differenza tra il mio amico e me. Abbiamo avuto una formazione intellettuale comune, molte delle cose che piacciono a me piacciono anche a lui, ma io vengo da fuori, dalla Campagna. Nei miei geni c'è la cultura contadina, quella dei poveracci che se la sono sempre presa in quel posto e non si sono mai fidati del potere e delle classi dirigenti. Per uno come me, ma credo che dovrebbe valere per tutti, In Italia, fidarsi in politica significa affidarsi in mano a delinquenti, o per davvero vi fidate del fatto che Berlusconi abbia cercato di convincere Bush a non fare la guerra in Iraq? (Sì come no, negli stessi termini di D'Alema con Clinton ai tempi della Jugoslavia). Certo, in un dato momento bisogna prendere una decisione e questo significa scegliere da chi farsi votare, accettando i pro e i contro della cosa; ma pensare a Prodi come un a un Tauma-demiurgo, no, mai.

Riprendiamo col resoconto della discussione post-primarie/pre-elezioni.

La battuta stava a me:

"Scusa ma questa cosa su quale libro sacro sta scritta? E soprattutto, quando è stata deliberata dal centrosinistra come Dogma Infallibile? Ma non sarà il caso di finirla con questa storia?"

"Magari, ma poi hai visto ai referendum sulla procreazione assistita".
"Senti, lascia pure stare questo discorso che è troppo grosso da affrontare su due piedi. Ma perdio, come pensi che in Italia possa aver successo anche un solo referendum di quel tipo, quando dal 1978 in poi i poteri forti si sono messi al lavoro per togliere all'istituto referendario ogni vero potere di esercizio democratico? L'aver perso quello sul divorzio è già stato abbastanza".
"Quindi la posizione della chiesa non ha avuto un vero effetto?"
"Secondo me stare dietro quella scrivania ti ha un po' rincoglionito. Certo che ha avuto il suo peso, ma tu pensi che dopo la storia dell'ICI le persone riescano a sopportare tanta arroganza e ingerenza?"
"Ma non era stata ritirata?"
"Tornerà fuori in un momento più propizio".
"Allora bisogna davvero rivedere il Concordato".
"Seeeee, ma lascia 'sti discorsi al Cabaret su...Se io andassi al potere il Concordato lo lascerei così com'è: intonso, ma per farmici vento d'estate! Ma che cazzo me ne frega di indispettire la chiesa cattolica quando con una manovra finanziaria posso tagliargli il 10% dei finanziamenti? Poi vedrai se restano zitti o meno sui Pacs".
"E ma allora non sei più un rivoluzionario".
"Se permetti...Ho la grande tentazione di cavarti un occhio dopo questa risposta. Io non sono mai stato un rivoluzionario, oppure – il che è equivalente – io non sono ancora un rivoluzionario. E la ragione è molto semplice: non ho mai preso in mano un'arma per fini politici. Il giorno in cui sarò costretto a farlo diventerò un rivoluzionario".

Tie': colpito e affondato. Poi ci misi sopra il carico da 11.

"E comunque è proprio il momento di finirla con questa nenia del “Centro” perché dopo la stagione della “democrazia dell'alternanza” che sostanzialmente non ha mai cambiato una fava sulle politiche economiche europee, i gran padroni delle multinazionali stanno correggendo il tiro: ora vogliono rifare il centrismo tale e quale a trenta anni fa. E sai perché? Perché c'è stata gente come me e te che si è rotta le palle e dal 2001 in poi è tornata in piazza a cercare di riprendersi il proprio futuro. Quindi, per evitare – magari venisse – un governo che si allea con i settori più larghi, popolari e democratici della società, stanno cercando di creare una base più larga per le solite politiche di destra. Ora dimmi tu se te la senti di buttare nel cesso 10 anni della tua vita credendo che sia pericoloso per la governabilità un Mastella meno forte o un Rutelli che fa il salto della quaglia da qui a tre mesi. A proposito io ci gioco 10 euro".


Spiazzato, basito, annientato. Vinsi io. Ma lo convinsi?

P.Ag

giovedì 15 marzo 2007

Tra una cosa e l'altra si fece una certa

Stavo dicendo che un bel giorno decisi di fare una passeggiata rilassante...

Senza remore e crisi di coscienza, in quel giorno mi immersi nella mattinata della Città tra adolescenti che scelgono il mio stesso stile di vita, casalinghe preoccupate di far quadrare i conti al mercato, liberi professionisti, fattorini, postini, operai edili, tecnici a domicilio, autisti, venditori ambulanti, lavavetri, questuanti, tossici che avevano riguadagnato la facoltà del movimento solo dopo che la temperatura ebbe superato i 14 gradi...umanità insomma.

Ho fatto i miei giri, ho fatto il mio acquisto, ho perso il mio tempo e ho compiuto le mie riflessioni. Col mio solito pizzico di altezzosità ho pensato a quanto sarebbe bello e perfetto se questo sprazzo di Socialismo Realizzato potesse diventare una istituzione della vita di tutti. Già, l'unico problema è che in verità io non sono ancora riuscito a riprodurre un sembiante in single player della vita nel Socialismo Realizzato; devo constatare che sono ancora nell'impasse allo stadio del Socialismo Reale, che in fin dei conti è solo l'applicazione dell'esercizio e dell'equilibrio del rapporto malthusiano tra beni e bisogni – non produco a sufficienza per soddisfare i miei bisogni: riduco i miei bisogni.

A tal proposito debbo confessare che praticamente si era fatta l'ora in cui, di solito, le persone si apprestano a pranzare. Trovandomi in Città, lontano da casa – abito in un piccolo centro un po' fuori mano e il negozio si trova in un terzo centro cittadino di medie dimensioni – non sarei mai riuscito a chiudere il cerchio in tempo. Inoltre avevo speso dei soldi senza guadagnarne alcuno, quindi mi venne l'idea di far visita a un mio amico che lavora in Città presso una pubblica amministrazione.

Quando voglio so essere davvero infido e diabolico. Mi ricordavo perfettamente che quello era il giorno in cui gli toccava il rientro pomeridiano. L'amico non mi sarebbe sfuggito, gli sarei piombato in ufficio esattamente due minuti prima che afferrasse la giacca per andare a mangiare, a quel punto non avrebbe avuto scampo.


Be' ora lasciatemi pranzare

P.Ag

mercoledì 14 marzo 2007

La vita ha le sue priorità

Buon giorno a tutti, io sono Paolo Augusto (il nome è Paolo).

Questa mattina mi sono svegliato e sul comodino nei pressi del mio letto ho trovato un libro che avevo finito di leggere ieri sera.

Sono un lettore abbastanza vorace rispetto alla vostra media, ma non sono uno di quelli che George Orwell chiamava i 'feticisti del libro', ossia quel tipo di gente che programma le sue visite in libreria, vi entra e si dà da fare come in un centro commerciale in quel sabato mattina immediatamente successivo al giorno di paga. No, non acquisto libri a scatoloni e preferisco passare il mio tempo libero a leggere se posso e se voglio piuttosto che abbassarmi al bricolage o al lavoro da impiegato comunale di una biblioteca.

Ovviamente, per esigenze pratiche in casa mia ci sono scaffali e librerie – e diversi scatoloni e anche varie pile di volumi disposti in punti strategici, che rendono gradevolmente insolito l'arredamento – saranno 500 libri di vario genere, ottocento fumetti (perché mi piace leggere pure quelli e si leggono più in fretta), ma il tasso di crescita è iniziato ad assottigliarsi negli ultimi cinque anni, da quando, cioè, il libro è iniziato a migrare dalla carta ai bytes. Non essendo un feticista del libro non disdegno la lettura a video di testi e la contemplazione di tavole scannerizzate. E, cosa più importante, che giustifica tutta l'elucubrazione, in casa mia tra tutti i libri e i volumi presenti l'unico che non ho ancora letto è quello che prima di dormire lascio sul comodino.

Questo però non fa di me un cattivo lettore, un uomo che legge per dire in giro 'io leggo'. Io amo i libri, amo la letteratura (meglio se fantastica, se americana degli anni '50 e '60) la storia e la filosofia (ho preso una laurea in lettere qualche tempo fa). Il mio è un amore così appassionato che questa mattina alle otto e trenta, invece di recarmi al lavoro ho diretto la macchina in Città per andarmi a comprare un nuovo libro.

Ah! Che bello! Che fortunello!

Sì, lo ammetto: mi piace farvi invidia almeno per questo aspetto. Molti di voi lo riterranno futile e sciocco, ma se avrete la pazienza di superare anche questa riga capirete due cose.

In primo luogo credo – e crederete – che io meriti la facoltà di poter non andare a lavorare quando ho voglia o necessità di curare il mio benessere spirituale; in secondo, vi renderete conto che probabilmente questa è una delle poche cose invidiabili.

Partiamo dalle condizioni materiali. Come lavoro sono un artigiano e un negoziante, un piccolo esercente padrone del contratto di affitto del mio stabile. Non è esattamente il lavoro che vorrei fare fino alla fine dei miei giorni ma...ha i suoi lati positivi. Ora non vi mettete a domandarvi in quale settore commerci e come mi vanno gli affari, il giorno in cui entrerò nel mio negozio con la voglia di vergare parole su un editor di testo, vi racconterò tutto con un dettaglio che vi disgusterà fino alla morte. Torniamo a me. In periodi determinati, come per l'appunto questo, quando l'aria mattutina non è più molto frizzante e il giorno ti accoglie avvolgendoti nella foschia umida, non è proprio il caso di dannarsi l'anima per tenere aperta l'attività. Mi barcameno onorevolmente (almeno a mio avviso, ma per molti di voi potrei essere solo un pezzente scansafatiche) con una stagione di otto mesi l'anno.

Il testo si tronca inaspettatamente...continuiamo domani, se mi andrà.

P.Ag