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Ditesti

sabato 21 luglio 2007

Dire la verità è figo


Attenzione: questo potrebbe costarmi l'internamento in un ospedale psichiatrico


Anche se mi piacerebbe, anzi se un giorno avrò successo con queste scritture decisamente scombinate, aprirò un gagdet-store, registrerò il mio marchio, anzi due – «Paolo Augusto» e «P.Ag» - e tutti i cool-followers d'Italia saranno ansiosi di girare con le mie magliette personalizzate che mi renderanno ricco e felice, così che chiudo il negozio e mi dedico alla bella vita.

Sulla prima maglietta che farei, a parte i loghi, ci metterei un bello slogan: «Dire la verità è figo!». Come vi sembra? Una cagata?

Affari vostri! Non è un problema mio se non avete il gusto e la sensibilità per puntare l'indice contro i grandi mali di sempre. La frase, ovviamente, è dedicata a due categorie di persone che in Italia continuano a dire, malamente, delle bugie e si ritengono abili strateghi perché la popolazione che li ascolta non ha la forza intellettuale per indicargli da che parte si trova la letamaia verso la quale dovrebbero incamminarsi per andarsi a sotterrare, lasciar perdere definitivamente le loro chiacchiere e mettersi a guardare le cose come stanno per conto loro.

E sì, «Dire la verità è figo», carissimi miei “colleghi” giornalisti, intellettuali, scrittori...e miei ancora più cari soggetti di studio: «uomini politici».

Prendiamo un “caso” a «caso» (tra l'altro ultimamente tornato sulla cresta dell'onda) per vedere quanto sarebbe da fighi dire la verità sull'Italia quando parliamo di politica. Cosa c'è di interessante e disponibile di questi tempi? Ah, sì! Certo, la storia Unipol-Consorte-Fiorani-DS.

Io mi ricordo di un Berlusconi in formissima - ossia così strafottente da rendersi inguardabile anche a se stesso, se mai ogni tanto si guarda allo specchio – durante la conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio. Mi ricordo bene del suo atteggiamento, era qualcosa di indecente per quanto andava oltre ogni limite consentito, ad allargare il suo sorriso così splendente, così tanto immensamente splendente perché non produceva che vuoto, vuoto assoluto per il quale altro non sarebbe che restato la sua faccetta brillante, sicura, quasi mefistofelica a causa di quel sorriso che, per quanto si sforzi, non può non apparire come furbo e malizioso.

Ma oltre quel sorriso non c'era niente, anzi, forse è meglio dirlo e convicerci di questo, piuttosto che constatare che in quella conferenza stampa avrà usato la parola “internet” non so quante decine di volte. E quando qualche giornalista – e chiariamoci: non il cronista del gazzettino della sottoprovincia qua vicina, ma il fior fiore del giornalismo italiano, quello che scrive le prime pagine di tutti i quotidiani – arrischiava fare una domanda tipo: «Mi scusi, signor Presidente del Consiglio, oltre il fatto che io sono troppo sciocco per vedere il colore dei suoi abiti e quindi vedo le sue unte nudità...Cosa mi dice riguardo alla crisi economica del paese, al caro-vita, alla difficoltà per larghi strati della popolazione italiana ad arrivare alla fine del mese?»

Risposta: Comunista! Comunista! Comunista!

Poi riprendeva contegno e iniziava a parlare di...di...non capivo bene cosa c'entrassero almeno la metà delle cose che raccontava, a parte il fatto che ora tutti i cittadini che lavorano e hanno un'attività possono fare a meno delle lunghe file agli sportelli comunali per richiedere un certificato, si può ottenere tutto online, grazie al lavoro del governo che ha modernizzato la pubblica amministrazione. Oppure di quando lui va a fare shopping a Roma, e si intrattiene amichevolmente e paternalmente con dei ragazzi incontrati per strada, ragazzi che sono “ignoranti”, ma non ignoranti nel senso che non riescono ad apprendere i fondamenti essenziali di un bagaglio culturarale (non sia mai!), ma in quanto “ignorano” quello che il governo ha fatto per loro in tutti questi anni e non sanno sfruttare le occasioni messe a loro disposizione. E infine le sue facezie sull'antico regime comunsta in Russia.

Ne sparò un paio in automatico, credo che neanche si fosse accorto e che ormai usi questa aneddotica come intercalare, un po' come i contadini delle mie parti usano la bestemmia per dare ritmo e tono alla frase. Giunto prossimo al momento di raccontare una terza storiella sull'Unione Sovietica, non si sa perché ma fece un anacoluto, e volle introdurla: «per l'appunto conosco una storiella sulla Russia Stalinista...» Ma un profondo mugugno di tutta la platea, ovviamente stanca e scocciata, lo fece desistere.


Solo dopo diverse settimane ho ricollegato tanta estrema e incredibile sfacciataggine – ma quando mai un uomo politico si può permettere di prendere a pesci in faccia l'intelligenza di un'intera assise di giornalisti? Forse quando sei anche il maggiore editore del paese? Forse... - con il senso di spaventevole sicurezza che emanava quel giorno.

Oggi è facile dirlo. É facile pensare che l'affare Fiorani/Consorte & Compagnia Cantante, con tutte le implicazioni del caso già stesse nelle sue mani (e se non è proprio così, pazienza) e nel mentre si divertiva a parlare di niente a reti unificate durante l'ora del TG pomeridiano, già pensava a come innescare il meccanismo.

Un congegno ad orologeria che è esploso portando tutti i suoi effetti. Un'altro bel colpo messo a segno da parte di Berlusconi, che ha spiazzato di nuovo i suoi avversari, fino a ieri, sicuri vincitori delle elezioni che sarebbero seguite e che tennero a lungo incartato il dibattito politico.

Tutti dicono: Berlusconi ha abilmente giocato la carta della “Questione Morale” per screditare il partito dei DS, per dimostrare al loro elettorato che in Italia «il più pulito c'ha la rogna». Alcuni tra i più fini osservatori aggiungono che tale sollevamento della “Questione Morale” ha come fine diretto quello di aumentare ancora di più il malcontento e la disillusione dell'italiano al voto, in modo da aumentare ancora di più l'astensionismo. Così ci sono più chances di vincere per la Casa delle Libertà. Tutti, in quei giorni, erano tornati a dire: Berlusconi le sue carte le ha giocate tutte, ma gli è andata male. I leaders della sinistra lo hanno sfidato, gli hanno detto che poteva persino andare in procura a deporre, dicendo tutto quello che sapeva sulle losche trame dei DS. E lui, trovandosi pubblicamente sfidato non poteva far altro che andarci per davvero, anche se non poteva dire nulla di rilevante.

Una bolla di sapone dunque?

Se fosse solo, e veramente, una bolla di sapone, tutta la sinistra presterebbe molta più attenzione ai metalmeccanici che bloccano strade e stazioni piuttosto che continuare a giocare a rimpiattino sull'affare Unipol.

Il punto è che mentre la “Questione Morale” è l'etereo vulnus della faccenda, e per di più è un problema tutto DS, sotto di questa c'è molto altro, c'è quello che nessuno dice anche se fa molto figo.

Inizio ad avere un po' di timore a dimostrarmi «figo».

Forse ho troppo autostima e troppo orgoglio per arrischiare una lettura dei fatti sotto un profilo che nessuno ha mai fatto. L'essere preso per pazzo non è propriamente un mio ideale.

Che dite vado avanti? Oppure nascondo la mano dopo aver lanciato il sasso?

Ma sì, suvvia, che mi importa. Tanto io sono Paolo Augusto, un ometto di carta, un'invenzione letteraria. Vivo tra racconti fantastici, filmettini americani e fumetti. La realtà mi si mischia con l'immaginazione troppo spesso e questo lo sanno in molti. Ho qualcosa da perdere?

Allora, innanzitutto due paroline veloci sulla “Questione Morale”, ma veloci per davvero perché dovrei essere impegnato a fare l'inventario del negozio e poi stasera volevo anche uscire.

Quando in Italia si parla della “Questione Morale”, alcune illuminate menti ricorrono immediatamente alla storica intervista rilasciata da Enrico Berlinguer nel 1981 a Eugenio Scalfari e ne traggono principi e linee guida etici.

Purtroppo però quegli assoluti e illuminanti principi etici formulati da uno dei più grandi uomini politici d'Italia mal si adattato ai casi del giorno d'oggi.

Riepiloghiamo velocissimamente i fatti: ci sono due furfanti che hanno trovato il modo di arricchirsi a spese dei consumatori, al centro della questione c'è un grande istituto finanziario, notoriamente vicino a un'area politica e una grande banca da «scalare». Nel corso dei fatti i due criminali vengono scoperti e arrestati, immediatamente salta fuori che il segretario di un partito di sinistra «faceva il tifo» per i due e si preoccupava dell'andamento dell'opera. Qui scoppia la bagarre politica, tutta incentrata a «scoprire il verminaio» che collega, Unipol ai DS, i DS alle cooperative e via dicendo.

Il tutto, tre mesi prima delle elezioni politiche. Domanda: ammesso che tutto fosse andato come i malandrini (e compagnia) speravano, perché era così importate per i DS averci, alla fine dei conti, una banca “amica”?

Rispondo con una domanda: a cosa servono le banche?

Risposta: ad avere soldi, soprattutto sotto forma di «capitale».

Domanda: ai DS servivano soldi per la campagna elettorale?

Risposta (e questa fa davvero “figo”): no! No perché in campagna elettorale non è importante “fare i soldi”, ma spenderli! Poi si vedrà.

Le campagne elettorali si fanno per vincere le elezioni, le elezioni si fanno prendendo i voti, i voti si prendono se si riesce a raccoglierli prima con un lavoro attento e certosino. Secondo voi come si prendono i voti in Italia? Andando a “Porta a Porta”, a “Matrix” a “Ballarò”? No! Tutti quelle trasmissioni fanno (se gli gira bene) «informazione», oppure fanno vendere detersivi o – a quanto dicono - rovinano la vita sessuale alle coppie (se tengono la televisione in camera da letto), spostano, se spostano l'1-2% al massimo, ma proprio se scoppia un'altra guerra o se Maria Grazia Cucinotta si mostra in topless.

Noi italiani siano decisamente ignoranti, fortemente creduloni, ma non siamo del tutto stupidi. Ci becchiamo sulla groppa tutto il paese «immaginario», ci passano per la testa tutta una serie di questioni che, nella nostra ottusa svogliatezza di interessarci, non capiamo, al limite ci facciamo un'idea in base alle parole più semplici che il personaggio più autorevole e simpatico ci dice in TV. Ma quando si tratta di fare i conti nelle nostre tasche, quando si tratta di scegliere per l'immediato o per il futuro prossimo diventiamo abili e scaltri come pochi.

Sappiamo benissimo che tutto quello che dicono i grandi capi della politica, dal giorno dopo delle elezioni, fino a venti giorni prima delle prossime, ci cambia ben poco la vita di tutti i giorni. A volte facciamo finta di credergli, forse perché ci vergognamo un po' quando, al momento di andare a votare, annusiamo l'aria e capiamo immediatamente come potrebbero o non potrebbero cambiare le cose votando da una parte o dall'altra, questa persona o quella.

Così come anche l'elettorato meno politicizzato conosce questa legge, i partiti politici lo sanno meglio ancora. Non si prendono i voti se non hai i «referenti sui territori», se non hai, qualcuno o qualcosa in grado di spostarti i voti. Puoi sguinzagliare squadre di attacchinatori di manifesti, di volantinatori e di comizianti a domicilio, ma se non riesci a trovare il modo per incidere nella vita quotidiana delle persone (fagli il marciapiede davanti casa, trova lavoro al figlio, potenzia l'assisenza domiciliare agli anziani disabili...), porti a casa ben poco.

Bene o male, nel bene o nel male, è questa è una elementare legge della politica. Sarebbe sciocco bollarlo come «clientelismo» ante litteram, perché del resto non è che il Partito Comunista prendeva i voti tra le mitologiche masse contadine per «la gloriosa Rivoluzione d'Ottobre», ma perché diceva di voler fare la Riforma agraria, e quando ci riusciva la faceva per davvero.

Il problema, ahiloro, per i DS sono questi stramaledetti «referenti», che ormai sono gli stessi e identici sia per loro che per la casa della libertà. In quindici anni in Italia non si è fatto altro che spezzare, rompere, disintegrare, svuotare, desertificare, ogni forma di «aggregazione» tra persone intorno a idee, progetti, prospettive, sentimenti, tradizioni e chi più ne ha, più ne metta. La sinistra liberale ha scelto il mercato, la destra liberista aveva il mercato nella sua genetica. Il mercato in Italia non conosce che una istituzione: l'impresa. Non importa se è quella classica familiare, se è il grande gruppo anonimo azionistico, se è l'impresa autonoma artigiana, importa dire che non resta altro ormai che riuscire ad avvicinare il mondo dell'impresa a sè se vuoi vincere le elezioni di qualunque genere.

E questo è vero anche a sinistra. Perché è ovvio, se l'imprenditore ti dà il voto, tu devi garantirgli l'unica cosa che gli interessa: fargli fare tanti soldi. Se tu fai fare taaanti soldi all'imprenditore allora per lui non c'è problema: ti firma di tutto, ti alza i salari agli operai, te li assume a tempo indeterminato, non fa storie sui loro diritti e forse neppure sulle tasse.

Ma in Italia, la maggior parte degli imprenditori non fa mai tanti soldi grazie alla loro capacità intrinseca. Forse in cento, centotrenta anni di capitalismo italiano, forse due su dieci hanno imparato cosa significa essere competitivi, innovativi, capaci. La maggior parte si arrabatta sempre con i soliti modi: cerca le sovvenzioni, i mutui agevolati, gli sgravi, i fondi perduti. Sono sempre lì, e oggi più di ieri, a farsi i conti sugli utili non per fare salti in avanti, ma per essere pronti a tagliare, ridurre le spese e mettere da parte i soldi o spenderli altrove per metterli al sicuro.

Alla fine della folle e sgangherata elucubrazione mentale mi resta un po' difficile continuare a vedere un fondo di “Questione Morale” nel tentativo di un'area politica (ma perché, mi domando, sarebbe solo una questione che tocca solo un partito politico? Ci sarebbero decine di soggetti da tirare in causa...) di poter apparire «credibile» al mondo dell'impresa, se non capace di poter fornire con più facilità «capitale» all'occorrenza, e diavolo se ce ne sarà bisogno.

Non per questo, sia chiaro, mi piace questo discorso. Non voglio assolutamente farmi abbindolare dal funzionamento del sistema e rassegnarmi che le cose vadano così. Anche perché gli imprenditori di soldi ne han fatti fin troppi in mille modi diversi (c'è uno che ha pagato 1.800 euro al posto di diversi milioni di tasse) e poi, a quanto pare, per quanto Fassino e D'Alema gongolino sul fatto che Berlusconi «non ha riportato alla Procura nulla di giuridicamente rilevante», non significa che il colpo gobbo che gli ha tirato non abbia avuto effetto, eccome se ce l'avuto.


Chissa se riusciranno a capire che i cani non possono mangiare nella stessa scodella di un lupo?

venerdì 20 luglio 2007

Io sono un super eroe

Ora sono calmo...

Tuttavia il problema principale non è tanto il computer, che non è altro che una stupida macchina di silicio e plastica. Quello si ricompra magari passando il periodo della fine dell'anno mangiando e bevendo di magro. Il guaio è che ho perso alcuni dati. Infatti, care amiche e cari amici, avevo lavorato intensamente per voi, vi avevo scritto tante letterine, tanti raccontini divertenti e pensieri molto profondi sulle prospettive della nostra umana natura in cammino nel XXI secolo.

Ero riuscito anche a fare una cosa molto importante, che per giunta mi sta anche sulle palle come poche altre. Avevo impaginato la sezione del sito dove tutto questo materiale sarebbe andato a finire. Io odio impaginare l'html per la semplice ragione che poi la gente mi scambia per un webmaster e non per uno scrittore o un intellettuale. Credono che passi il tempo a fare tabelle e ritoccare immagini per il puro piacere di riempirlo di stronzate di poco conto. E infatti quelle pagine web che avevo realizzato erano un piccolo capolavoro di eleganza e di adeguatezza formale al contenuto. Erano delle pagine estremamente scarne, ma di assoluta accessibilità, i testi scorrevano chiari e puliti, si sarebbe potuto restare a leggere su quelle pagine per ore ed ore senza alcun disturbo all'attenzione o stress agli occhi.

Se poi non ve ne frega un tubo e continuate a pensare che non c'è niente di interessante qua, prego, andatevene pure, anzi...quasi quasi metto qua a destra un paio di link che vi porteranno in qualche magico mondo di tette al silicone o dell'horse-fucking, c'è qualche signora con delle richieste particolari? Mi scrivano per email vedrò di accontentare tutti/e. Tanto lo so che non siete capaci di reperire la pornografia senza che le vostre bollette si gonfino a dismisura.

Per me il reato della truffa telematica verso gli incapaci e gli ignoranti andrebbe depenalizzato.

Scusate la stizza e l'acidità, in questi giorni sono molto più intrattabile del solito, ovviamente inizierete a pensare che come ogni misantropo asociale, con una vita povera e stentata, sia mestruato dal periodo che sto attraversando mentre scrivo, e cioè dicembre. E invece no! Mi rode il culo e basta di aver perso i dati, quasi un mega e mezzo di roba scritta negli ultimi mesi che riguardarebbe Paolo Augusto (il nome è Paolo). Cioé me, cioé questo fantastico ometto di carta e inchiosto trentenne e pelatello che campa vendendo ceramiche artistiche e vive di arte scrittoria imaginifica.

Ora che questo materiale è scomparso “come lacrime nella pioggia”, sarebbe il caso di lasciar perdere ogni velleità di ricostruire ciò che è stato scritto, è impossibile e tirare avanti, magari dopo essersi sfogati a dovere.

Francamente ho dato fondo a tutta la saggezza popolare che mi è stata tramandata dal mio retaggio arcaico-retrivo, ma tanto lo sapevo che anche a scorrere per quindici volte tutta la lista dei nuovi santi proclamati dal fu Karol Woytila non avrei trovato soddisfazione.

Se non che, il giorno dopo, mentre mi aggiravo per la crime-scene non tanto alla ricerca di indizi, ma perlomeno sperando che il ladro abbia avuto almeno la cortesia di gettare via il portafoglio dopo essersi preso i soldi e magari anche le cartelle con degli appunti che stavano nella valigia insieme al portatile, mi sono sbattuto nei nuovi 6x3 del nostro grande amico Silvio Berlusconi. Esso recitava «Stiamo mantenendo le nostre promesse. E andiamo avanti!»

Lux! L'illuminazione.

Ho aspettato che facesse buio, sono tornato al cartellone armato di bomboletta giallo-sole e sotto l'enfatico sprone a mantenere la fiducia nel nanaccio che si fa bello di potersi ripiantare i peli in testa quando cazzo gli pare, ho aggiunto una frase doverosa, e infatti per un po' di giorni si è letto:


«Stiamo mantenendo le nostre promesse.

E andiamo avanti!

E proprio di questo abbiamo paura!»


Ora mi sentivo davvero meglio!

Avrei voluto fare una foto e farla circolare su internet. Ma non l'ho fatto, perché per tutti sarebbe sembrata l'ennesima opera di fotoritocco fatta da un ragazzetto col Photoshop cracckato e non un atto di ironica protesta da parte di un privato cittadino.

Quindi mi sono tenuto per me la paternità del gesto e mi sono dileguato nella notte come Batman.

Batman...L'Uomo Pipistrello, il Cavaliere nero di Gotham City. Ammetto di non essere un grande patito di hero-comics americani, (orrore! Penserete), ai tempi della mia iniziazione al magico mondo dei fumetti lo stile del disegno americano non mi attraeva; quel fotolito a 4 colori, i pochi chiaruscuri...”è roba statica” dicevo, come anche le storie e le trame, scontate, banali...pagine e pagine di eroi in calzamaglia catturati in pose da funamboli circensi con infinite didascalie – L'Uomo Ragno che nel mentre passa da un grattacielo all'altro si massacra l'esistenza e con lo stato di salute di Zia May, con sua moglie, con le ultime parole dettegli in punto di morte dallo Zio (“da un grande potere derivano grandi responsabilità”), suvvia! Non mi stuzzicavano l'intelletto per niente, lo ammetto, sono stato manchevole di sensibilità al tempo. Amavo molto di più le produzioni europee: Crepax, Corto Maltese, e i manga...il bianco e nero, la capacità di narrare per immagini, immagini che spaziavano, andavano verso il surreale, il nonsense, oppure le vertiginose archietture ipertecnologiche di Masamune Shirow (poi sono i comics americani a risultare pesanti..deh!) oppure le orge di sangue e orrore di Berserker o Bastard!

Oggi come oggi però sto faticosamente risalendo la china della mia abissale ignoranza nell'imaginario fumettistico americano, da quando ho scoperto Neil Gailmann, da quando...Va bene! Da quando hanno iniziato a fare il telefilm Smallville e tutti gli altri film sui supereroi.

Ok ridete pure...ma perché tanto ritorno di questa roba sugli schermi?

Boh! E che ne so io?

Sarà un effetto dell'undici settembre? Po'esse (come si dice quando non si è convinti di quello che si sta dicendo). Personalmente credo che faccia tutto di una largo ciclo economico che si ripete ad ondate né più né meno come le crisi di borsa. Roba capitalistica: cinque anni fa hanno rispolverato Star Wars, poi il Signore degli Anelli, e infine tocca ai superoi. Fatto sta che io tra Batman e Superman scelgo di brutto il primo (sapevate che alla Warner Bros l'idea iniziale era di fare una serie televisiva del “giovane Bruce Wayne”? Come si è finiti a su Clark Kent invece non ve lo scrivo, lo lascio a chi lo fa di mestiere, e quindi ci viene pagato).

Batman meglio di Superman? Chiaro! Batman è sempre stato un personaggio molto più amato in generale, perché la gente vede in Batman solo un uomo che per quanto forte, intelligente, ricco e doato delle più sofisticate meraviglie della scienza, resta pur sempre un uomo normale, mentre Kal El è “super” in ogni cosa, niente lo scalfisce, kryptonite a parte, e questo lo rende un po' antipatico. A me invece piace di più Batman perché è uno che “sta dalla parte giusta, forse per sbaglio”. É è un pazzo, un complessato, un ossesso contro il crimine e lo combatte quasi con i suoi stessi mezzi. Bruce Wayne ha vissuto un trauma così grande da bambino, è cresciuto così terrorizzato dal mondo e dal male che oggi non chiede “giustizia” ma “rivincita”, lui non vuole redimere i cattivi, li vuole terrorizzare, per questo si veste di nero, con le fattezze spaventose di un pipistrello e si maschera la voce con uno strano congegno che gliela distorce facendola diventare un qualcosa di cavernoso e mostruoso.

Se mai avrò tempo di leggermi tutta la bibliografia di Batman mi dedicherei ad uno studio psicologico più approfondito, per il momento sono così preso a vedere come va a finire Smallville che non ho altro tempo da dedicare al mondo dei super-hero d'America.

Come dite? “Non contarci balle, lo sappiamo anche noi che attualmente Smallville non viene trasmesso in prima visione, ci sono solo le repliche...”.

Ehehehe...poverini...Io sto seguendo le puntate della serie attualmente in corso in America. Come faccio? Non ve lo dico. Scopritevelo da soli...Eh! Oh! Non posso mica dire sempre tutto.



Tuttavia, se aspettate un po', vi dirò qualcosa di interessante....

domenica 8 luglio 2007

Invettiva

Le mie dita si stanno intrecciando per l'emozione, una goccia di sudore mi cola giù per la tempia...Sto battendo queste righe sulla tastiera del mio nuovo Acer-Centrino su cui gira una fiammante Debian 3.1 perfettamente installata e funzionante, il mio editor di testo è lo spettacolare OpenOffice Writer 2.0, quindi...

Tu! Sì tu! Sto dicendo a te, infame, immondo pezzo di merda, gran figlio di puttana che quella sera mi hai aperto la macchina e mi hai fottuto il mio vecchio portatile...la caterva di insulti e di maledizioni che stanno per accalcarsi una dietro l'altra distruggendo sintassi punteggiatura periodo della frase e senso del comune pudore

SONO TUTTE PER TE


che in quella fredda e umida notte in cui sei fuggito con la valigia contenente il mio portatile ti si sia slacciata una scarpa mentre ti affrettavi per un vicolo in discesa potessi essere caduto a bocca in avanti e visto che pioveva e stavi quasi correndo su un antico piangito sconnesso e consumato dai miliardi di suole delle scarpe che lo hanno percorso sin dal termine dei lavori edili ed esso quando si bagna divenisse più scivoloso di una pista da bowling non incerata ma addiruttura imburrata come la teglia dove si cuoce una torta ma che il materiale scelto sia stata la vasellina e quindi che iniziassi a scivolare per metri e metri battendo il mento su tutte le sconnessioni e tutti gradini l'immondizia le bottiglie di vetro e che potessi continuare in questa grottesca discesa senza freni fino a che non ti siano saltati ad uno a uno tutti i tuoi denti marci e anche il naso stesso infine ti risultasse piallato

se sei un tossicodipendente spero vivamente che i soldi rimediati con la vendita del portatile ti siano proficui per prendere la più grossa fregatura della tua vita che ti possa iniettare nelle vene dell'innocua pennicilina (che dopotutto non ti farebbe male) e che tornando indietro incazzato dal pusher malandrino iniziasse di nuovo a piovere e un fulmine generato dall'ira divina ti colga e ti vaporizzi sul colpo

se sei un povero morto di fame che va a rubare per dare di che mangiare ai tuoi bambini spero che al tuo ritorno a casa li trovi a dormire belli e sazi rosei e tranquilli come angioletti ma che nella tua stanza da letto tua moglie stia intrattenendo due uomini in una posa così complessa che neppure il più scoppiato dei registi pornografici sia in grado di immaginare e senza alcun imbarazzo ti comunicasse che il più grosso dei suoi due amici (e intendo dire grosso almeno il triplo di te in ogni aspetto e proporzione) abbia deciso di portarsi via sia lei che i bambini per farli vivere felici nel lusso per ogni giorno della sua vita

Comunque devo farti anche i miei complimenti personali, hai aperto una macchina con la chiusura centralizzata senza neanche lasciare una riga sulla portiera. Dovrei ringraziarti perché mi hai fregato “solo” il computer la borsa con qualche appunto, un cd, e il portafogli. E sì, perché dopo aver perso per ben due volte il portafogli in modi cretini, avevo deciso di lasciarlo nel cassettino della macchina, tanto ci tenevo solo i documenti, il bancomat e il libretto degli assegni, cose che in caso di furto si bloccano. Se non che il sabato precedente – cioé quattro giorni prima – mi ero fermato verso le 02.00 ad uno sportello bancomat e avevo prelevato 250 euro. Dato che mi stavo dirigendo verso il mio music-club preferito, e perciò, onde non cadere in tentazione di bermi un intero prelievo, mi ero messo in tasca solo lo stretto indispensabile per pagare l'ingresso.

Ora: ho tenuto per due anni anche il portafoglio in macchina. Non c'ho mai lasciato un centesimo dentro. Ma è possibile che proprio quando ci restano dentro 150 euro mi vengono a rubare!

È predestinazione questa! Qualcuno mi spia, mi segue, coglie il momento giusto per colpirmi e causarmi i danni maggiori possibili!