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Ditesti

domenica 14 luglio 2013

La Scienza e le Facce Umane


Per ragioni attinenti alle mie numerose e a volte dispersive attività quotidiane, un giorno mi imbattei nell'argomento chiamato "Ricostruzione Facciale computerizzata", già così relativamente intuibile per concetto.
Proprio perché ho così tante e diverse attività a ballare in contemporanea, è successo che mentre mi documentavo e studiavo l'argomento, questo andava a suddividersi – automaticamente – in tre diversi ambiti di studio e produzione, sui quali mi sto attualmente concentrando.
Questi tre campi sono: l'acquisizione di conoscenze e strumenti informatici, l'approfondimento concettuale dei metodi di creazione delle arti visive e la riflessione sulle metodologie della conoscenza (l'Epistemologia) da parte del genere umano.
Provvedo così a sistemare e suddividere il materiale raccolto in tre diversi scritti, i quali avranno tutti questa identica premessa, ma titoli diversi: 1) Metodi di ricostruzione facciale a PC; 2) L'Autopsia del Ritratto; 3) La scienza e le facce umane.

copertina
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La scienza e le facce umane
Scenderemo dettagliatamente alle radici epistemologiche poste dalla necessità di riuscire a ricostruire la faccia di una persona partendo da dati parziali e incompleti, i quali possono essere dei resti cadaverici oppure delle immagini non complete, ma anche delle singole e sparse informazioni.
Il tema si presta a un gran numero di speculazioni e riflessioni – difatti molti scienziati hanno già lavorato approfonditamente fino a formalizzare un metodo: il Metodo di Manchester, il quale è rigoroso e scientifico perché rispetta tutti gli standard di un procedimento che vuole avvicinarsi il più possibile all'esattezza e alla riproducibilità dei suoi risultati.
Il Metodo di Manchester è nato in risposta a un problema, cioè per dare una soluzione al rapporto di natura enigmatica tra il rigore scientifico e l'interpretazione artistica durante il procedimento di ricostruzione facciale.
È vero, difatti, cioè che affermava Sting nella sua canzone "Russians": «We share the same biology» – e tutti gli esseri umani hanno anche un'anatomia formalmente identica, ma al tempo stesso, ognuno ha un aspetto effettivamente diverso dall'altro. Ora, basta entrare nei panni di un qualunque addetto a funzioni pubbliche o private che per una qualsiasi ragione deve tentare di ricostruire la faccia di un individuo per raggiungere l'obiettivo ultimo del suo riconoscimento, ossia dire chi è, o chi è stato.
In questo caso, esautorare ogni astrazione significa mettersi nei panni di un tizio che non ha mai visto questa persona di cui deve ricostruire le fattezze, e quindi si trova a dover agire completamente "alla cieca" – compresa appieno questa circostanza di partenza, sarà più semplice capire la delicatezza che intercorre tra il seguire un procedimento scientifico e l'«abbandonarsi» a scelte del tutto intuitive: da un lato siamo pur sempre esseri umani, e vediamo centinaia di nostri simili ogni giorno per tanti diversi canali, la televisione, per esempio, è forse il più potente canale a nostra disposizione per memorizzare quantità innumerevoli di "fenotipi umani". Questa conoscenza empirica, spesso può essere la base fondante dell'interpretazione artistica, la quale è spesso – e giustamente – considerata un'azione che tende a far scemare il grado di attendibilità e di aderenza della Ricostruzione Facciale effettuata; ma l'interpretazione artistica non può essere mai del tutto soppressa, neanche volendola eliminare del tutto in modo cosciente e preciso perché il rigore scientifico non riesce sempre a risolvere tutti i quesiti posti dalla Ricostruzione Facciale in quanto è un problema di casistica: la necessità di una Ricostruzione Facciale sorge per accidente, per incidente, per imprevisto, e quindi non ci sono principi determinabili in modo puro, tali da permettere sempre la perfetta messa a sistema delle tecniche.
La Ricostruzione Facciale in funzione del riconoscimento autoptico di un individuo è diventato uno strumento potente, specialmente per via dell'accrescimento delle casistiche riscontrate, cioè a causa degli imponenti disastri naturaliqueli sono sfortunatamente stati lo Tsunami del 26 dicembre 2004 e l'Uragano Katrina del 2005.
Quindi è stato agli inizi del XXI Secolo che queste scienze umane sono riuscite a evolversi e a superare alcune criticità che l'analisi dei resti umani creava per il riconoscimento dell'individuo. È stato un caso dove ciò che solitamente era una eccezione allora divenne il denominatore comune della situazione di partenza: l'impatto delle forze naturali sugli uomini e sulle loro case fu così potente e devastante da rendere inutili i sistemi più vecchi e classici per riconoscere l'identità di un deceduto.
Per questi due casi in particolare, le grandi masse d'acqua trascinarono via le vittime, allontanandole per chilometri dai luoghi dove si trovavano insieme agli oggetti che avrebbero potuto permettere un riconoscimento per collegamenti sociali, indagini logiche o personali sulle persone scomparse; in più l'acqua stessa influì in modo incisivo sullo stato di conservazione dei resti, perciò i risultati dei vecchi sistemi furono scadenti.
Quindi: la decomposizione, gli effetti ambientali, i vestiti e gli altri effetti personali dispersi, e dati come le famose "impronte dentali" semplicemente non disponibili per tutti i soggetti perché non in uso in certi paesi oppure perché, più banalmente, io per esempio non ho mai dovuto fare una radiografia alla mascella, creano tutta una serie di difficoltà che possono essere superate solo con delle nuove metodologie.
In via generale gli studiosi si sono espressi dicendo che il Metodo di Manchester riduce la necessità del ricorso all'interpretazione artistica solo nel caso in cui si debba partire dai resti scheletrici del teschio; più tessuti molli sono disponibili (o "conservati" perché il Metodo è applicabile anche per situazioni diverse dal ritrovamento di un cadavere senza nome), maggiore potrà essere l'accuratezza e l'affidabilità anche se resteranno pur sempre incognite in un certo grado componenti della faccia come le orecchie, la bocca e la struttura della pelle quando si ha a che fare con soggetti adulti, e più avanzata sarà la loro età, più difficile sarà l'accurata Ricostruzione.
Per raggiungere questo grado di conoscenza assodata, gli studiosi sono quindi partiti dai casi concreti e non preventivabili fino al momento in cui si sono effettivamente verificati in qualità di morti per incidente, casualità, crimine o cause naturali ma in condizioni particolari. Perciò la scienza è andata raffinandosi a partire dal ritrovamento di cadaveri in stati di decomposizione tali da porre problemi mai riscontrati prima in quantità e concentrazione.
Gli esperti in Ricostruzione Facciale quindi si sono dovuti formarsi adeguatamente sui processi di decomposizione dei corpi umani nelle fasi post-mortem. È questa una parte importante del bagaglio culturale necessario, almeno per due motivi: innanzitutto le fasi di decomposizione dei cadaveri, sono – per fortuna – identici per tutti, anche il cadavere fosse stato a contatto con un ambiente particolare, è possibile determinare gli effetti di questo sul corpo, così come anche le cause di morte che possono incidere sull'aspetto del deceduto possono essere ricostruite e stabilite nei loro effetti "visivi". Tutto questo diventa prezioso perché la seconda ragione per la quale un esperto in Ricostruzione Facciale deve acquisire tali conoscenze è per andare a "rimuovere" subito le modificazioni avvenute nel momento della morte e dopo, in quanto il riconoscimento dell'individuo deve avvenire sulla ricostruzione delle sue fattezze in vivo – un cadavere non è più la stessa persona conosciuta in vita, neanche esteriormente, per tutta una serie di fatti e circostanze che sopraggiungono quando l'organismo muore.
Il colore della pelle si àltera, inizialmente diventa pallido perché l'arresto della circolazione sanguigna lo rende esangue; successivamente si incorre nel Livor Mortis, che è cosa ben diversa dal semplice pallore.
L'ipostasia Cadaverica (Livor M.) è una decolorazione del corpo dopo la morte, e segue dinamiche ben precise: a causa della stasi del sangue non più in circolazione, questo fluido subisce l'azione della forza di gravità e filtra tra i tessuti verso il basso. Quando raggiunge la pelle nella zona inferiore, si formano delle macchie di un colore che può andare dal rosa al rosso, o dal marrone-violaceo al nero. Si chiamano Macchie Ipostatiche e sono utili per sapere in che posizione si trovava il corpo nella finestra temporale compresa tra i 20-30 minuti subito dopo la morte e le 8-10 ore successive. Ma, ovviamente, queste macchie fanno mutare moltissimo l'aspetto della persona da quando era viva a quando viene ritrovata in dette e date condizioni.
Poi vanno considerati tutti i processi di putrefazione e anche – non ultimo per chi deve ricostruire una faccia – il fatto che la pelle si esfolia, e quindi molti strati di tessuto vengono a perdersi.
L'occhio, solitamente, è un aspetto molto importante nella definizione di una faccia, volendo usare il metro della "sensibilità" (o dell'interpretazione) artistica, si punta spesso su questo per definire l'espressività di una faccia. Il Metodo di Manchestern tuttavia non attribuisce una diversa "efficienza" alle varie componenti della faccia umana nel condurre a un riconoscimento individuale con esito positivo, il suo obiettivo è di riuscire a ottenere una Ricostruzione Facciale integrale, la più aderente possibile. Ciò non toglie che sia necessario sapere che il colore dell'occhio diventa rapidamente vacuo e indistinguibile per tutti i cadaveri, in quanto la decomposizione delle cornee inizia immediatamente dopo la morte, mentre la tinta dei capelli può non essere rilevante come informazione perché possono cadere a causa della contrazione dei tessuti.
Passando ad aspetti ancora più morfologici va sempre ricordato che la mascella di un cadavere può diventare lasca con estrema facilità per via del rilassamento dei muscoli masticatori, e la forma delle palpebre – questa forse dotata di un'incidenza superiore nella distorsione delle fattezze di un individuo deceduto – possono prendere angolazioni del tutto diverse da come erano in vita, letteralmente rovesciate, a causa di una combinazione degli effetti della gravità (della pressione e del Rigor Mortis sui legamenti laterali delle palpebre. La produzione di gas durante la putrefazione può dilatare i corpi, quindi le palpebre e la bocca solitamente si chiudono gonfiandosi; sempre a causa di questo fenomeno le guance si dilatano verso l'esterno e la lingua rilassata può fuoriuscire dalla bocca.
Segnalo, infine, i casi rari e particolari dell'aspetto facciale dei corpi che a volte sono stati ritrovati nelle paludi e nelle torbiere. Questi sono stati da subito di grande interesse sin dai primissimi ritrovamenti poiché i tessuti molli vengono conservati dall'alta acidità dell'ambiente paludoso. Ciò può portare a un grado di conservazione delle facce che ha dell'incredibile in questi cadaveri, sebbene possono esserci delle gravi distorsioni a causa della pressione esistente nell'ambiente d'inumazione.

Allo schema ideale dei processi biologici che grossomodo avvengono a un cadavere umano dopo la morte, l'esperto di Ricostruzione Facciale deve aggiungere altri aspetti importanti, afferenti all'ambiente sociale, riscontrati ed estratti nella ricerca sul campo sulla scena delle grandi catastrofi.
Consci del fatto che, anche quando la conservazione della faccia è ottimale perché un congiunto possa riconoscere lo scomparso, le circostanze emotive hanno portato a diversi casi di falsi riconoscimenti - classica, infatti, è la reazione di un familiare che non vuole credere in nessun caso alla morte di un suo parente, specialmente nel caso di una calamità che ha comportato lo stato di "disperso" per il deceduto in questione, per giorni o settimane.
Le statistiche raccolte su questi grandi disastri raccontano di un dieci per cento di vittime dello Tsunami in Oceania e di un ben cinquanta per cento di morti nell'attentato terroristico di Bali del 12 ottobre 2002, falsamente individuati e/o riconosciuti.
Questo ha comportato una seria riflessione sia sui metodi fino ad allora utilizzati sia sulle implicazioni religiose e sociali di una identificazione erronea o impossibile. Probabilmente le necessità di affinare la tecnica e il metodo fu promossa da questi e da altri eventi come quelli avvenuti durante la lotta al terrorismo internazionale del primo decennio del 2000, come tutte le opportunità (e gli imprevisti) mostrate dalle tecnologie di ultima e ultimissima generazione.
Ciò che tecnici, scienziati ed esperti intesero ottenere, fu quindi di ricreare in vivo i tratti somatici di un individuo sufficientemente somigliante alla persona deceduta, così da consentire l'identificazione. Va fatto salvo, tuttavia, che la Ricostruzione Facciale non è una metodologia bensì uno strumento per il riconoscimento; la Ricostruzione Facciale deve condurre a una lista di nomi di persone note, nella quale l'individuo può essere ritrovato per mezzo dell'assolutamente univoca analisi del DNA o altri metodi esatti.
La Ricostruzione Facciale – in questo caso – è l'ultima opzione delle indagini autoptiche, da scegliere quando i canali routinari d'investigazione hanno dato risultati scadenti.
Ad oggi la Ricostruzione Facciale è una tecnica usata estensivamente e intensivamente nelle indagini d'identificazione umana, con buoni livelli di successo. È applicata con frequenza nelle indagini archeologiche per raffigurare le facce di persone provenienti dal lontano passato. Tuttavia la tecnica riceve una grande quantità di critiche sia dalla prospettiva scientifica che da quella artistica. Le critiche scientifiche concernono il fatto che la tecnica è troppo soggettiva e pesantemente confidente delle abilità artistiche dei singoli esperti. I tentativi di automatizzare i procedimenti sono stati mal ricevuti e non hanno avuto successo nelle indagini autoptico-legali dato che esperimenti accurati e ripetuti hanno riportato risultati estremamente variabili, e ciò ha condotto a dichiarare l'inaffidabilità e una difficile riproducibilità, aspetti che sono stati anche esacerbati sia dai Media che da alcuni esperti, andando a sottolineare come l'esito positivo dipenda per larga parte dall'intuito artistico o dalle facoltà mentali. Dall'altra parte, alcuni periti suggeriscono che le tecniche di Ricostruzione Facciale aderiscono troppo a standard di medie inflessibili che rispondono solo a una tipologia facciale piuttosto che alla rassomiglianza caratteristica.
Il Metodo di Manchester è relativamente recente come sistema di Ricostruzione Facciale, ma su di esso c'è grande disaccordo riguardo le tecniche, l'accuratezza e l'attendibilità. Di solito i periti mettono in relazione un'immagine di Ricostruzione Facciale a una fotografia ante-mortem del soggetto identificato per illustrare l'accuratezza della tecnica. Dato che solo i casi di successo possono essere proposti e valutati con tale metodo, non è un tipo di dimostrazione imparziale, quindi sono stati condotti degli "studi alla cieca" per analizzare rigorosamente l'attendibilità della tecnica.
Il difetto maggiore e inevitabile degli "studi alla cieca" è che è difficile praticamente, ed eticamente discutibile rappresentare in vitro uno scenario autoptico per il riconoscimento familiare della Ricostruzione Facciale – come ottenere il possesso di teschi di sconosciuta identità o riuscire a contattare i loro parenti... È qualcosa di virtualmente impossibile da realizzare. Così questi "studi alla cieca" si basano spesso su riconoscimenti e valutazioni da parte di soggetti non familiarmente congiunti al deceduto.
I problemi associati al riconoscimento di facce non familiari, sono stati evidenziati nelle raccolte degli errori avvenuti durante la verifica dell'identità attraverso foto tratte dai documenti anagrafici, i quali comportavano alti gradi di fallimento. Le discrepanze tra foto e immagine ricostruita furono ulteriormente assodate dalle indagini sui riscontri di facce scelte da immagini di video ad alta definizione, confrontate con del materiale fotografico. Il riconoscimento tra videoimmagine e fotografia fu solo di un 70%, nonostante il fatto che i soggetti venissero filmati nello stesso giorno in cui erano fotografati. Il tasso di riconoscimento cala ancora quando si utilizzano angolazioni ed espressioni della faccia che non collimano tra loro, tra foto e video. Questa ricerca indica che non si riceve sul riconoscimento del volto da parte di non familiari lo stesso grado dei familiari, dove in quest'ultima circostanza – i tassi di riconoscimento si avvicinano al 90%, grazie a diversi meccanismi psichici che possono entrare in gioco ed essere sfruttati.
Altri metodi sono utilizzati per assicurare accuratezza e attendibilità, come la predisposizione di una panoramica di facce, le percentuali di somiglianza e la comparazione morfologica. L'uso della percentuale di somiglianza è stata criticata come poco sensibile e distorcente, e sono la panoramica di facce e l'antropometria a essere attualmente incoraggiati come i metodi più significativi per l'accuratezza della Ricostruzione Facciale.
La panoramica delle facce prevede la comparazione dell'immagine ricostruita con un insieme di facce fotografate che contiene quella dell'individuo in mezzo ad altre facce simili per età, ceppo etnico e sesso. Viene successivamente chiesto a dei volontari di scegliere in questo gruppo la faccia che somiglia di più alla Ricostruzione per determinare il corretto tasso di riconoscimento. Il livello che la prova fa registrare è indice dell'accuratezza della Ricostruzione Facciale. Per il Metodo di Manchester uno "studio alla cieca" su cinque giovani donne le cui facce furono ricostruite e comparate con la panoramica, ha raggiunto un tasso di riconoscimento complessivo del 44%. Un altro "studio alla cieca", analizzò due Ricostruzioni computerizzate di soggetti adulti e registrò un tasso di riconoscimento complessivo del 71%. Quest'ultimo studio impiegò immagini di superfici facciali scannerizzazte invece che fotografie per la panoramica delle facce. Tutti questi risultati su confrontano favorevolmente con i precedenti studi di Ricostruzione, dove i risultati vanno dall'81% come tasso di riconoscimento corretto fino a scendere al 46,5%, con gli studi psicologici dove il riconoscimento di immagini fotografiche in vivo fu solo del 70%.
È possibile assicurare accuratezza attraverso la comparazione morfometrica tra una Ricostruzione e una faccia prescelta. Con lo sviluppo della Tomografia e della ricostruzione computerizzata, è possibile confrontare le superfici delle Ricostruzioni e l'obiettivo usando dei software di modellazione tridimensionale. Il Metodo di Manchester è stato valutato in questo modo usando i dati computerizzati di due adulti, un maschio e una femmina. I risultati hanno indicato che il 67% delle Ricostruzioni Facciali avevano un margine d'errore inferiore ai due millimetri anche quando c'era la distorsione delle guance, esibita dal soggetto a causa della posizione assunta all'interno del macchinario da scansione. Lo studio indica che naso, occhi e linea del mento possono essere riconosciuti in modo attendibile (meno di 2 millimetri di errore) con bocca e orecchie che mostrano gli errori maggiori.
In conclusione, gli studi di laboratorio sul Metodo di Manchester indicano che la Ricostruzione Facciale può rendere una somiglianza sufficiente da consentire il riconoscimento da parte di un amico intimo o di un membri della famiglia.

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