Per
ragioni attinenti alle mie numerose e a volte dispersive attività
quotidiane, un giorno mi imbattei nell'argomento chiamato
"Ricostruzione Facciale computerizzata", già così
relativamente intuibile per concetto.
Proprio
perché ho così tante e diverse attività a ballare in
contemporanea, è successo che mentre mi documentavo e studiavo
l'argomento, questo andava a suddividersi – automaticamente – in
tre diversi ambiti di studio e produzione, sui quali mi sto
attualmente concentrando.
Questi
tre campi sono: l'acquisizione di conoscenze e strumenti informatici,
l'approfondimento concettuale dei metodi di creazione delle arti
visive e la riflessione sulle metodologie della conoscenza
(l'Epistemologia) da parte del genere umano.
Provvedo
così a sistemare e suddividere il materiale raccolto in tre diversi
scritti, i quali avranno tutti questa identica premessa, ma titoli
diversi: 1) Metodi di ricostruzione facciale a PC; 2) L'Autopsia del
Ritratto; 3) La scienza e le facce umane.
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La
scienza e le facce umane
Scenderemo
dettagliatamente alle radici epistemologiche poste dalla necessità
di riuscire a ricostruire la faccia di una persona partendo da dati
parziali e incompleti, i quali possono essere dei resti cadaverici
oppure delle immagini non complete, ma anche delle singole e sparse
informazioni.
Il
tema si presta a un gran numero di speculazioni e riflessioni –
difatti molti scienziati hanno già lavorato approfonditamente fino a
formalizzare un metodo: il Metodo
di Manchester, il quale è rigoroso e scientifico perché
rispetta tutti gli standard di un procedimento che vuole avvicinarsi
il più possibile all'esattezza e alla riproducibilità dei suoi
risultati.
Il
Metodo di Manchester è nato in risposta a un problema, cioè
per dare una soluzione al rapporto di natura enigmatica tra il rigore
scientifico e l'interpretazione artistica durante il procedimento di
ricostruzione facciale.
È
vero, difatti, cioè che affermava Sting nella sua canzone
"Russians": «We share the same biology» –
e tutti gli esseri umani hanno anche un'anatomia formalmente
identica, ma al tempo stesso, ognuno ha un aspetto effettivamente
diverso dall'altro. Ora, basta entrare nei panni di un qualunque
addetto a funzioni pubbliche o private che per una qualsiasi ragione
deve tentare di ricostruire la faccia di un individuo per raggiungere
l'obiettivo ultimo del suo riconoscimento, ossia dire chi è,
o chi è stato.
In
questo caso, esautorare ogni astrazione significa mettersi nei panni
di un tizio che non ha mai visto questa persona di cui deve
ricostruire le fattezze, e quindi si trova a dover agire
completamente "alla cieca" – compresa appieno questa
circostanza di partenza, sarà più semplice capire la delicatezza
che intercorre tra il seguire un procedimento scientifico e
l'«abbandonarsi» a scelte del tutto intuitive: da un lato siamo pur
sempre esseri umani, e vediamo centinaia di nostri simili ogni giorno
per tanti diversi canali, la televisione, per esempio, è forse il
più potente canale a nostra disposizione per memorizzare quantità
innumerevoli di "fenotipi umani". Questa conoscenza
empirica, spesso può essere la base fondante dell'interpretazione
artistica, la quale è spesso – e giustamente – considerata
un'azione che tende a far scemare il grado di attendibilità e di
aderenza della Ricostruzione Facciale effettuata; ma
l'interpretazione artistica non può essere mai del tutto soppressa,
neanche volendola eliminare del tutto in modo cosciente e preciso
perché il rigore scientifico non riesce sempre a risolvere tutti i
quesiti posti dalla Ricostruzione Facciale in quanto è un problema
di casistica: la necessità di una Ricostruzione Facciale
sorge per accidente, per incidente, per imprevisto, e quindi non ci
sono principi determinabili in modo puro, tali da permettere sempre
la perfetta messa a sistema delle tecniche.
La
Ricostruzione Facciale in funzione del riconoscimento autoptico di un
individuo è diventato uno strumento potente, specialmente per via
dell'accrescimento delle casistiche riscontrate, cioè a causa degli
imponenti disastri naturaliqueli sono sfortunatamente stati lo
Tsunami del 26 dicembre 2004 e l'Uragano Katrina del 2005.
Quindi
è stato agli inizi del XXI Secolo che queste scienze umane sono
riuscite a evolversi e a superare alcune criticità che l'analisi dei
resti umani creava per il riconoscimento dell'individuo. È stato un
caso dove ciò che solitamente era una eccezione allora divenne il
denominatore comune della situazione di partenza: l'impatto delle
forze naturali sugli uomini e sulle loro case fu così potente e
devastante da rendere inutili i sistemi più vecchi e classici per
riconoscere l'identità di un deceduto.
Per
questi due casi in particolare, le grandi masse d'acqua trascinarono
via le vittime, allontanandole per chilometri dai luoghi dove si
trovavano insieme agli oggetti che avrebbero potuto permettere un
riconoscimento per collegamenti sociali, indagini logiche o personali
sulle persone scomparse; in più l'acqua stessa influì in modo
incisivo sullo stato di conservazione dei resti, perciò i risultati
dei vecchi sistemi furono scadenti.
Quindi:
la decomposizione, gli effetti ambientali, i vestiti e gli altri
effetti personali dispersi, e dati come le famose "impronte
dentali" semplicemente non disponibili per tutti i soggetti
perché non in uso in certi paesi oppure perché, più banalmente, io
per esempio non ho mai dovuto fare una radiografia alla mascella,
creano tutta una serie di difficoltà che possono essere superate
solo con delle nuove metodologie.
In
via generale gli studiosi si sono espressi dicendo che il Metodo
di Manchester riduce la necessità del ricorso
all'interpretazione artistica solo nel caso in cui si debba partire
dai resti scheletrici del teschio; più tessuti molli sono
disponibili (o "conservati" perché il Metodo è
applicabile anche per situazioni diverse dal ritrovamento di un
cadavere senza nome), maggiore potrà essere l'accuratezza e
l'affidabilità anche se resteranno pur sempre incognite in un certo
grado componenti della faccia come le orecchie, la bocca e la
struttura della pelle quando si ha a che fare con soggetti adulti, e
più avanzata sarà la loro età, più difficile sarà l'accurata
Ricostruzione.
Per
raggiungere questo grado di conoscenza assodata, gli studiosi sono
quindi partiti dai casi concreti e non preventivabili fino al momento
in cui si sono effettivamente verificati in qualità di morti per
incidente, casualità, crimine o cause naturali ma in condizioni
particolari. Perciò la scienza è andata raffinandosi a partire dal
ritrovamento di cadaveri in stati di decomposizione tali da porre
problemi mai riscontrati prima in quantità e concentrazione.
Gli
esperti in Ricostruzione Facciale quindi si sono dovuti formarsi
adeguatamente sui processi di decomposizione dei corpi umani nelle
fasi post-mortem. È questa una parte importante del bagaglio
culturale necessario, almeno per due motivi: innanzitutto le fasi di
decomposizione dei cadaveri, sono – per fortuna – identici per
tutti, anche il cadavere fosse stato a contatto con un ambiente
particolare, è possibile determinare gli effetti di questo sul
corpo, così come anche le cause di morte che possono incidere
sull'aspetto del deceduto possono essere ricostruite e stabilite nei
loro effetti "visivi". Tutto questo diventa prezioso perché
la seconda ragione per la quale un esperto in Ricostruzione Facciale
deve acquisire tali conoscenze è per andare a "rimuovere"
subito le modificazioni avvenute nel momento della morte e dopo, in
quanto il riconoscimento dell'individuo deve avvenire sulla
ricostruzione delle sue fattezze in vivo – un cadavere non
è più la stessa persona conosciuta in vita, neanche
esteriormente, per tutta una serie di fatti e circostanze che
sopraggiungono quando l'organismo muore.
Il
colore della pelle si àltera, inizialmente diventa pallido perché
l'arresto della circolazione sanguigna lo rende esangue;
successivamente si incorre nel Livor Mortis, che è cosa ben
diversa dal semplice pallore.
L'ipostasia
Cadaverica (Livor M.) è una decolorazione del corpo dopo la
morte, e segue dinamiche ben precise: a causa della stasi del sangue
non più in circolazione, questo fluido subisce l'azione della forza
di gravità e filtra tra i tessuti verso il basso. Quando raggiunge la pelle nella zona inferiore, si formano delle macchie di
un colore che può andare dal rosa al rosso, o dal marrone-violaceo
al nero. Si chiamano Macchie Ipostatiche e sono utili per
sapere in che posizione si trovava il corpo nella finestra temporale
compresa tra i 20-30 minuti subito dopo la morte e le 8-10 ore
successive. Ma, ovviamente, queste macchie fanno mutare moltissimo
l'aspetto della persona da quando era viva a quando viene ritrovata
in dette e date condizioni.
Poi
vanno considerati tutti i processi di putrefazione e anche – non
ultimo per chi deve ricostruire una faccia – il fatto che la pelle
si esfolia, e quindi molti strati di tessuto vengono a
perdersi.
L'occhio,
solitamente, è un aspetto molto importante nella definizione di una
faccia, volendo usare il metro della "sensibilità" (o
dell'interpretazione) artistica, si punta spesso su questo per
definire l'espressività di una faccia. Il Metodo di Manchestern
tuttavia non attribuisce una diversa "efficienza" alle
varie componenti della faccia umana nel condurre a un riconoscimento
individuale con esito positivo, il suo obiettivo è di riuscire a
ottenere una Ricostruzione Facciale integrale, la più
aderente possibile. Ciò non toglie che sia necessario sapere che il
colore dell'occhio diventa rapidamente vacuo e indistinguibile per
tutti i cadaveri, in quanto la decomposizione delle cornee inizia
immediatamente dopo la morte, mentre la tinta dei capelli può non
essere rilevante come informazione perché possono cadere a causa
della contrazione dei tessuti.
Passando
ad aspetti ancora più morfologici va sempre ricordato che la
mascella di un cadavere può diventare lasca con estrema facilità
per via del rilassamento dei muscoli masticatori, e la forma delle
palpebre – questa forse dotata di un'incidenza superiore nella
distorsione delle fattezze di un individuo deceduto – possono
prendere angolazioni del tutto diverse da come erano in vita,
letteralmente rovesciate, a causa di una combinazione degli effetti
della gravità (della pressione e del Rigor Mortis sui
legamenti laterali delle palpebre. La produzione di gas durante la
putrefazione può dilatare i corpi, quindi le palpebre e la bocca
solitamente si chiudono gonfiandosi; sempre a causa di questo
fenomeno le guance si dilatano verso l'esterno e la lingua rilassata
può fuoriuscire dalla bocca.
Segnalo,
infine, i casi rari e particolari dell'aspetto facciale dei corpi che
a volte sono stati ritrovati nelle paludi e nelle torbiere. Questi
sono stati da subito di grande interesse sin dai primissimi
ritrovamenti poiché i tessuti molli vengono conservati dall'alta
acidità dell'ambiente paludoso. Ciò può portare a un grado di
conservazione delle facce che ha dell'incredibile in questi cadaveri,
sebbene possono esserci delle gravi distorsioni a causa della
pressione esistente nell'ambiente d'inumazione.
Allo schema ideale dei processi biologici che grossomodo avvengono a
un cadavere umano dopo la morte, l'esperto di Ricostruzione Facciale
deve aggiungere altri aspetti importanti, afferenti all'ambiente
sociale, riscontrati ed estratti nella ricerca sul campo sulla scena
delle grandi catastrofi.
Consci
del fatto che, anche quando la conservazione della faccia è ottimale
perché un congiunto possa riconoscere lo scomparso, le circostanze
emotive hanno portato a diversi casi di falsi riconoscimenti -
classica, infatti, è la reazione di un familiare che non vuole
credere in nessun caso alla morte di un suo parente, specialmente nel
caso di una calamità che ha comportato lo stato di "disperso"
per il deceduto in questione, per giorni o settimane.
Le
statistiche raccolte su questi grandi disastri raccontano di un dieci
per cento di vittime dello Tsunami in Oceania e di un ben cinquanta
per cento di morti nell'attentato terroristico di Bali del 12 ottobre
2002, falsamente individuati e/o riconosciuti.
Questo
ha comportato una seria riflessione sia sui metodi fino ad allora
utilizzati sia sulle implicazioni religiose e sociali di una
identificazione erronea o impossibile. Probabilmente le necessità di
affinare la tecnica e il metodo fu promossa da questi e da altri
eventi come quelli avvenuti durante la lotta al terrorismo
internazionale del primo decennio del 2000, come tutte le opportunità
(e gli imprevisti) mostrate dalle tecnologie di ultima e ultimissima
generazione.
Ciò
che tecnici, scienziati ed esperti intesero ottenere, fu quindi di
ricreare in vivo i tratti somatici di un individuo
sufficientemente somigliante alla persona deceduta, così da
consentire l'identificazione. Va fatto salvo, tuttavia, che la
Ricostruzione Facciale non è una metodologia bensì uno strumento per il riconoscimento; la Ricostruzione
Facciale deve condurre a una lista di nomi di persone note, nella
quale l'individuo può essere ritrovato per mezzo dell'assolutamente
univoca analisi del DNA o altri metodi esatti.
La
Ricostruzione Facciale – in questo caso – è l'ultima opzione
delle indagini autoptiche, da scegliere quando i canali routinari
d'investigazione hanno dato risultati scadenti.
Ad
oggi la Ricostruzione Facciale è una tecnica usata estensivamente e
intensivamente nelle indagini d'identificazione umana, con buoni
livelli di successo. È applicata con frequenza nelle indagini
archeologiche per raffigurare le facce di persone provenienti dal
lontano passato. Tuttavia la tecnica riceve una grande quantità di
critiche sia dalla prospettiva scientifica che da quella artistica.
Le critiche scientifiche concernono il fatto che la tecnica è troppo
soggettiva e pesantemente confidente delle abilità artistiche dei
singoli esperti. I tentativi di automatizzare i procedimenti sono
stati mal ricevuti e non hanno avuto successo nelle indagini
autoptico-legali dato che esperimenti accurati e ripetuti hanno
riportato risultati estremamente variabili, e ciò ha condotto a
dichiarare l'inaffidabilità e una difficile riproducibilità,
aspetti che sono stati anche esacerbati sia dai Media che da
alcuni esperti, andando a sottolineare come l'esito positivo dipenda
per larga parte dall'intuito artistico o dalle facoltà mentali.
Dall'altra parte, alcuni periti suggeriscono che le tecniche di
Ricostruzione Facciale aderiscono troppo a standard di medie
inflessibili che rispondono solo a una tipologia facciale piuttosto
che alla rassomiglianza caratteristica.
Il
Metodo di Manchester è relativamente recente come sistema di
Ricostruzione Facciale, ma su di esso c'è grande disaccordo riguardo
le tecniche, l'accuratezza e l'attendibilità. Di solito i periti
mettono in relazione un'immagine di Ricostruzione Facciale a una
fotografia ante-mortem del soggetto identificato per
illustrare l'accuratezza della tecnica. Dato che solo i casi di
successo possono essere proposti e valutati con tale metodo, non è
un tipo di dimostrazione imparziale, quindi sono stati condotti degli
"studi alla cieca" per analizzare rigorosamente
l'attendibilità della tecnica.
Il
difetto maggiore e inevitabile degli "studi alla cieca" è
che è difficile praticamente, ed eticamente discutibile
rappresentare in vitro uno scenario autoptico per il
riconoscimento familiare della Ricostruzione Facciale – come
ottenere il possesso di teschi di sconosciuta identità o riuscire a
contattare i loro parenti... È qualcosa di virtualmente impossibile
da realizzare. Così questi "studi alla cieca" si basano
spesso su riconoscimenti e valutazioni da parte di soggetti non
familiarmente congiunti al deceduto.
I
problemi associati al riconoscimento di facce non familiari, sono
stati evidenziati nelle raccolte degli errori avvenuti durante la
verifica dell'identità attraverso foto tratte dai documenti
anagrafici, i quali comportavano alti gradi di fallimento. Le
discrepanze tra foto e immagine ricostruita furono ulteriormente
assodate dalle indagini sui riscontri di facce scelte da immagini di
video ad alta definizione, confrontate con del materiale fotografico.
Il riconoscimento tra videoimmagine e fotografia fu solo di un 70%,
nonostante il fatto che i soggetti venissero filmati nello stesso
giorno in cui erano fotografati. Il tasso di riconoscimento cala
ancora quando si utilizzano angolazioni ed espressioni della faccia
che non collimano tra loro, tra foto e video. Questa ricerca indica
che non si riceve sul riconoscimento del volto da parte di non
familiari lo stesso grado dei familiari, dove – in
quest'ultima circostanza – i tassi di riconoscimento si avvicinano
al 90%, grazie a diversi meccanismi psichici che possono entrare in
gioco ed essere sfruttati.
Altri
metodi sono utilizzati per assicurare accuratezza e attendibilità,
come la predisposizione di una panoramica di facce, le percentuali di
somiglianza e la comparazione morfologica. L'uso della percentuale di
somiglianza è stata criticata come poco sensibile e distorcente, e
sono la panoramica di facce e l'antropometria a essere attualmente
incoraggiati come i metodi più significativi per l'accuratezza della
Ricostruzione Facciale.
La
panoramica delle facce prevede la comparazione dell'immagine
ricostruita con un insieme di facce fotografate che contiene quella
dell'individuo in mezzo ad altre facce simili per età, ceppo etnico
e sesso. Viene successivamente chiesto a dei volontari di scegliere
in questo gruppo la faccia che somiglia di più alla Ricostruzione
per determinare il corretto tasso di riconoscimento. Il livello che
la prova fa registrare è indice dell'accuratezza della Ricostruzione
Facciale. Per il Metodo di Manchester uno "studio alla cieca"
su cinque giovani donne le cui facce furono ricostruite e comparate
con la panoramica, ha raggiunto un tasso di riconoscimento
complessivo del 44%. Un altro "studio alla cieca", analizzò
due Ricostruzioni computerizzate di soggetti adulti e registrò un
tasso di riconoscimento complessivo del 71%. Quest'ultimo studio
impiegò immagini di superfici facciali scannerizzazte invece che
fotografie per la panoramica delle facce. Tutti questi risultati su
confrontano favorevolmente con i
precedenti studi di Ricostruzione, dove i risultati vanno dall'81%
come tasso di riconoscimento corretto fino a scendere al 46,5%, con
gli studi psicologici dove il riconoscimento di immagini fotografiche
in vivo fu solo del 70%.
È
possibile assicurare accuratezza attraverso la comparazione
morfometrica tra una Ricostruzione e una faccia prescelta. Con lo
sviluppo della Tomografia e della ricostruzione computerizzata, è
possibile confrontare le superfici delle Ricostruzioni e l'obiettivo
usando dei software di modellazione tridimensionale. Il Metodo di
Manchester è stato valutato in questo modo usando i dati
computerizzati di due adulti, un maschio e una femmina. I risultati
hanno indicato che il 67% delle Ricostruzioni Facciali avevano un
margine d'errore inferiore ai due millimetri anche quando c'era la
distorsione delle guance, esibita dal soggetto a causa della
posizione assunta all'interno del macchinario da scansione. Lo studio
indica che naso, occhi e linea del mento possono essere riconosciuti
in modo attendibile (meno di 2 millimetri di errore) con bocca e
orecchie che mostrano gli errori maggiori.
In
conclusione, gli studi di laboratorio sul Metodo di Manchester
indicano che la Ricostruzione Facciale può rendere una somiglianza
sufficiente da consentire il riconoscimento da parte di un amico
intimo o di un membri della famiglia.

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