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Ditesti

giovedì 7 settembre 2017

Hillsfar: come trovarlo e come giocarlo oggi


  Hillsfar uscì nel 1989 a ridosso, forse a distanza di pochi mesi o settimane, dei titoli dei videogiochi per D&D che l’avevano preceduto e che su questo blog formano quattro distinti “Diari d’Avventura”. Era quindi parte di un progetto di editoria elettronica a cui si può perlomeno attribuire un “investimento intenso” per quell’anno, coinvolgeva cinque diverse aziende:  la TSR, la SSI, la U.S. Gold, la Pony Canyon e la FCI (Fujisankei). Non stupisce ora evadere in modo breve i formati di pubblicazione del Videogame, rispondenti a quasi tutti quelli già usati in precedenza; arrivati a quel punto, per le aziende coinvolte non si trattava più di un esperimento, ma di un processo di produzione ormai messo a regime, e nel quale sembrano essere state scartate le edizioni per alcune macchine che non avevano dato risultati soddisfacenti, oppure il loro mercato in generale stava giungendo già al capolinea. 
  Hillsfar venne prodotto per gli Home Computer 8 bit Amiga, Atari ST e Commodore 64; in versione DOS per i Personal Computer a 16 bit – tutti usciti nel 1989 – a queste si aggiunsero nel 1990 la versione per la Console Nintendo NES e nel 1991 per una macchina sempre a tecnologia x8086, chiamata PC-98, diffusa per lo più in Giappone e in America.
  A parte questo, oggigiorno è abbastanza complicato trovare degli esemplari originali di questo videogioco disponibili per la vendita, e anche le foto documentarie disponibili sulla Rete si riducono a quelle riferite a due sole versioni, ma credo che dati i tempi ristretti di pubblicazione, queste possono rappresentare validamente tutte le versioni commercializzate all’epoca.

  La prima immagine è quella della scatola dentro la quale erano vendute le copie di Hillsfar per il Commodore 64 (e 128). L’immagine nera laterale sull’etichetta arancione non lascia dubbi: questa scatola conteneva come supporti di memoria dei Floppy Disk “morbidi” da 5 pollici e ¼. Quindi quella è una confezione di dimensioni considerevoli, ma credo che, proprio per via dell’etichetta adesiva, quella scatola di cartone fosse unica per tutte le versioni e le sue dimensioni fossero usate per ospitare i manuali di gioco, probabilmente stampati in un formato simile a un quaderno.
  D’altronde non credo che i realizzatori del quinto videogioco ufficiale di Advanced Dungeons & Dragons volessero rinunciare a rendere sempre più “omologati” i prodotti, con il fine di renderli riconoscibili, come se avessero una loro personalità. Infatti ne avevano, almeno esteriormente: il grigio-marmo di sfondo che incornicia l’illustrazione è stato il “colore” dei Forgotten Realms fino all’edizione 3.0 del GdR, le pubblicazioni per questa Ambientazione avevano tutte – o quasi – questo elemento come loro distintivo. Manca tuttavia il Logo ufficiale dell’Ambientazione, che credo omesso per due ragioni: 1) per non “rompere” con le etichette a banda sopra e sotto l’illustrazione centrale rispetto agli altri videogiochi – quelle presenti qui sono identiche per aspetto e font tipografico ai videogiochi della stessa annata, e perché 2) forse il Logo dei Forgotten Realms era troppo sofisticato per essere apposto su questa copertina, avrebbe creato un effetto confusionario per la vista.


Oltre il Logo di AD&D ufficiale, c’è da spendere qualche parola sull’immagine che compone l’illustrazione centrale. Che tutto si concentri sulla città che dà il nome e sede di gioco al Videogame pare ovvio e dovuto, resta solo da spiegare come mai viene offerta una veste così “fiabesca” a questa città-Stato: l’architettura esterna, un castello turrito, può anche rappresentare esattamente l’aspetto di Hillsfar, nonostante non venga fatto alcun riferimento al Mar della Luna che senz’altro è uno degli elementi più importanti per la città. Lascia tuttavia un poco interdetti, quel gioco di stelle e scie luminose intorno agli edifici come a voler conferire a Hillsfar un aspetto “magico” quando invece la città è una normalissima città-Stato di una regione dei Reami che, a esclusione di Myth-Drannor, non ha elementi che la “alzano” rispetto agli standard del Faerûn centro-settentrionale – perché allora farci sopra un Videogame? Ho già offerto la risposta: è il terzo gioco elettronico creato e ambientato in questa zona dei Forgotten Realms, gli appassionati lo avrebbero comprati perché lo avrebbero avvertito come familiare, e già potevano avere visitato Hillsfar (su Curse of the Azure Bonds).
  Infine sulla figura del cavaliere con la lancia montato a cavallo è possibile fare un appunto: non è (o non sembra) un Pennacchio Rosso, e questo va a detrimento delle scelte grafiche. I finimenti e la bardatura del cavallo possono esporre i colori della città.
  L’ultimo dettaglio di questo videogioco che si capisce dalla scatola è che è un Action Game e non un eRPG. Per questo sul retro della confezione sono presentati anche Heroes of the Lance e Dragons of Flame (già raccontanti su questo blog).

  La seconda confezione che sono riuscito a recuperare è quella per il Nintendo NES del 1990, e appare più elegante, oltre che diversa nella sua forma. Invece che una scatola di cartone patinato con l’apertura a coperchio, quella doveva essere una scatola di plastica che si apriva come un libro. Oltre un bel rosso come colore di sfondo, le dorature presenti sui Loghi, unitamente a piccoli accorgimenti quali un’immagine più grande (e forse riprodotta da una foto di qualità superiore) rendono questa confezione esteticamente molto più bella.

  Al giorno d’oggi non saprei dire quanti esemplari di questo videogioco, completi di tutti gli accessori cartacei, esistono ancora e quale potrebbe essere il loro valore economico sul mercato del Retrogame originale. 

 Tuttavia fino a pochi anni fa Hillsfar era considerato un Abadonware, cioè un software ormai senza più valore commerciale, perciò abbandonato, e quindi poteva essere copiato e distribuito senza violare nessuna legge sulla proprietà intellettuale. Ma – leggere di seguito – l’Abadonware paradossalmente può essere divenuta una forma di catalogazione dei software a rischio di scomparire, però finché esisterà il sito Myabandoware.com questo resterà come il miglior Repository online dove prendere dei vecchi videogiochi. Per quanto riguarda Hillsfar, la pagina linkata offre la possibilità di scaricare il gioco in tutte le sue versioni più importanti: DOS, Amiga, Atari ST, Commodore 64, Nes. Poi, com’è noto, per far girare questi software è necessario reperire gli emulatori adatti a ciascuna versione. 
  Chi non volesse “attardarsi” o “affaticarsi” con questi sistemi che, nonostante tutto, necessitano di una minima “dimistichezza avanzata” con i computer, e comunque sia non garantiscono il perfetto funzionamento dei software, può oggi rivolgersi al sito Gog.com, specializzato nella vendita garantita di migliaia di videogiochi del passato.
  Hillsfar si trova in vendita dentro il secondo “pacchetto per collezionisti” dedicato ai Videogame dei Forgotten Realms, insieme ad altri otto titoli. Il costo del Forgotten Realms Archives – Volume  Two è di 8,49  euro, e anche se può apparire una spesa eccessiva per un materiale così antiquato, va considerato che il pacchetto include tutto il materiale, manuali e accessori compresi, accuratamente selezionati ed editati per ottenere stampe o visualizzazioni ad alta definizione. Inoltre, non solo Gog.com garantisce un gioco perfettamente funzionante sulle macchine attuali senza dover ricorrere a emulatori o ad altri Trick da Geek, ma in  molti casi ha migliorato il prodotto originale in sé, correggendo i bug mai risolti al tempo e i piccoli o grandi difetti presenti.
  Quindi chi vuole andare sul sicuro, dovrebbe acquistare lì.

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